4 giugno 2010
13 miliardi di tagli alle Regioni e 3 miliardi e 200 milioni di tagli a comuni e province. I numeri, più di tante parole, descrivono la manovra economica del governo, che rappresenta un vero e proprio colpo al cuore dei territori. Pensare che la retorica leghista fatta di federalismo e difesa delle realtà locali avrebbe fatto pensare a misure quantomeno leggere nei confronti dei territori. Questo governo, ed è un’amara verità per il nostro Paese, si sta dimostrando come un vero e proprio campione di centralismo, che procede secondo un tema preciso: trasferire il debito dallo Stato centrale a comuni, province e regioni, che hanno la titolarità di servizi essenziali per i cittadini: dalla sanità, ai servizi sociali, alle scuole, alla viabilità, alla cultura.
Il governo giustifica questa manovra “lacrime e sangue” con la situazione di crisi economica europea incarnata al massimo livello nel crack della Grecia. Ma i greci c’entrano solo in parte. Dopo aver negato la crisi per mesi e aver sostenuto che i conti pubblici erano a posto, all’improvviso ecco spuntare una manovra durissima, rivelando che anche per l’Italia esiste un rischio Grecia. Se è giusto, infatti, tenere sotto controllo il debito pubblico, dobbiamo dirla tutta e sottolineare che, con il governo Berlusconi, in due anni, i conti pubblici sono peggiorati ulteriormente, non solo per la contrazione del Pil. Dal 2008 si registra un aumento della spesa corrente e un calo delle entrate tributarie. Questi sono i presupposti per capire una manovra che sarà insostenibile per regioni ed enti locali, e piena di misure ‘una tantum’, depressiva per l’economia e inefficace per mettere a regime, i conti pubblici.
Gli amministratori di tutta Italia e di entrambi gli schieramenti hanno protestato e stanno continuando a protestare, nonostante l’informazione televisiva tenda a tenere un profilo molto basso su queste notizie. Del resto la protesta è più che motivata: gli ulteriori limiti imposti con il patto di stabilità frenano gli investimenti; i trasferimenti statali a copertura dell’Ici, abolita dalla demagogia berlusconiana privando i comuni della loro entrata principale, sono stati decurtati del 10 per cento. Nei mesi scorsi la mannaia dell’esecutivo si era abbattuta sui fondi nazionali per le politiche sociali, i servizi agli anziani, alle famiglie, ai minori, ai disabili. Questa manovra è senza futuro, e l’unico obiettivo è fare cassa nel più breve tempo possibile senza preoccuparsi di mettere in campo riforme strutturali in grado di produrre risparmi duraturi e favorire la crescita. Congelare gli stipendi pubblici, rimandare alcune finestre pensionistiche e fare tagli per incassare un po’ di liquidità momentanea sono misure che colpiranno studenti, lavoratori, piccole imprese e pensionati senza dare alcuna risposta alle domande del Paese.
Elisa Meloni, segretario provinciale del Pd senese
cara elisa tutto ok quello che hai scritto, però mi avrebbe fatto piacere sapere cosa avrebbe fatto il ns. PD se fosse stato al governo per arginare questa crisi.. E visto i tagli alle regioni , presumo che siano inderettamente loro a farci pagare il conto. Potrei avere una tua opinione in merito. grazie raffaello.