28 agosto 2010
Preoccupazione per i tagli di una manovra economica che rischia di mettere in ginocchio gli enti locali, ma anche voglia di lanciare una grande mobilitazione per dire ai toscani e agli italiani che un’altra Italia è possibile. Sono questi i sentimenti che ieri, venerdì 27 agosto, presso la Fortezza Medicea di Siena hanno caratterizzato l’iniziativa della Festa provinciale del Partito democratico senese alla quale erano presenti Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Franco Ceccuzzi, deputato del Pd e Stefano Fassina, responsabile nazionale economia del Pd.
Rossi, parlando della manovra economica approvata dal governo lo scorso luglio, ha tracciato un quadro a tinte fosche del futuro, invitando dirigenti di partito, amministratori emilitanti ad una forte mobilitazione “Questa volta – ha esordito Rossi – non ce la facciamo. La manovra correttiva di Tremonti taglia alla Regione Toscana 350 milioni e noi, pur ipotizzando interventi che richiedono ‘lacrime e sangue’, con tagli ai servizi possiamo arrivare a recuperare 100 milioni, non di più. La manovra è sbagliata perché che induce un processo recessivo dell’economia, ingiusta perché colpisce solo una parte della popolazione ed ideologica perché indica nella pubblica amministrazione l’unica colpevole del dissesto dei nostri conti pubblici. Sono molto preoccupato perché su alcuni versanti, come quello della scuola, del sociale, dei trasporti non sappiamo come intervenire. Dobbiamo, dunque, avere la forza di sviluppare un movimento che intrecci la difesa della democrazia e la questione sociale; dobbiamo ridare forza ad una politica che guardi agli interessi del Paese, dobbiamo farci capire da chi ha un reddito di 1000 euro al mese e da chi fatica ad arrivare a fine mese. Per questo sono contento e fiducioso della campagna lanciata da Bersani per un nuovo Ulivo e per un ‘porta a porta’ che ci consenta di spiegare ai cittadini che siamo ad un passaggio cruciale della democrazia del Paese”. Sul fronte dello sviluppo regionale, Rossi ha detto “Dobbiamo far sapere alla società toscana che puntiamo sulla reindustrializzazione, sul recupero di competitività. Vogliamo rilanciare la formazione, in particolare verso i giovani che, insieme ai cassintegrati, sono i più sofferenti e superare campanilismi e particolarismi che, talvolta, ostacolano la crescita e danneggiano la qualità dei servizi. In questo senso la dimensione regione – città diventa fondamentale”.
Anche Franco Ceccuzzi ha sottolineato la necessità di una grande mobilitazione nelle prossime settimane da parte del Pd: “La proposta di Bersani – ha detto Ceccuzzi – di organizzare una grande campagna di mobilitazione sugli effetti depressivi einiqui della manovra ci ha trovato pronti. Il Pd toscano, infatti, a giugno ha approvato un documento intitolato ‘Lavori e imprese’, che rappresenta la base per il grande viaggio che inizieremo nelle prossime settimane nei luoghi di lavoro della nostra regione, tra le fabbriche, i commercianti, nel pubblico impiego, e che culminerà con una a grande iniziativa nel gennaio 2011. Dobbiamo ridare alla nostra regione quel dinamismo essenziale per la ripresa e il mantenimento della coesione sociale e possiamo farlo facendo sistema e realizzando quella intuizione di Enrico Rossi rappresentata dalla città – Toscana, la cui competitività sarà garantita dall’apporto di ogni realtà della regione. Siena può offrire le sue eccellenze in campo finanziario, farmaceutico e in altri settori come quello dei trasporti e della produzione di energia. Dobbiamo – ha concluso Ceccuzzi – mobilitare, contro informare, andare nei luoghi di lavoro, stare vicino agli artigiani, ai commercianti, al sistema industriale. Se uniamo questione sociale, economica e democratica sapremo batterci in Parlamento ed essere pronti quando ci saranno le elezioni”.
Per Stefano Fassina la connessione fra questione sociale ed economica è la chiave per dare forza alla mobilitazione dei prossimi mesi: “Cercheremo di riportare la discussione politica sulle priorità delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese. Dobbiamo dare messaggi semplici: il primo è che non è vero che non si poteva far altro che tagliare indiscriminatamente di fronte alla crisi, c’erano strade alternative per tenere i conti sotto controllo e stimolare la ripresa con politiche per la crescita. Il secondo è che fare un po’ di equità vuol dire rimettere in moto l’economia. Berlusconi deve andarsene anche perché fa politiche di destra che colpiscono le classi medie e danneggiano sistematicamente una parte del Paese”.