Il PD di Siena
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L'attivita del PD in
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29 marzo 2010

Ordine del giorno Calderoli

Premesso

-che la legge finanziaria contiene ai commi da 176 a 180 dell’articolo 2 tagli ai trasferimenti erariali alle Province e ai Comuni scaglionati nel triennio 2010-2012, ai quali espressamente si collegano modifiche molto rilevanti dell’ordinamento degli enti locali.
In particolare, si prevede la riduzione del 20 per cento dei consiglieri comunali; la fissazione di una soglia massima degli assessori comunali stabilita in misura pari a un quarto dei consiglieri e quella degli assessori provinciali in misura non superiore ad un quinto dei consiglieri; l’obbligo di sopprimere il difensore civico, le circoscrizioni di decentramento comunale, la figura del direttore generale, i consorzi di funzioni fra gli enti locali; la possibilità per il sindaco dei Comuni con popolazione non superiore ai 3 mila abitanti di delegare, in alternativa alla nomina degli assessori, le proprie funzioni a non più di due consiglieri.

-che il comma 180 sopprime il finanziamento statale alle Comunità Montane, attribuendo di conseguenza integralmente alle Regioni la responsabilità di assicurare l’eventuale sopravvivenza delle stesse e ponendo totalmente a carico loro il relativo sostentamento, prevededendo che resti comunque a carico dello Stato il trasferimento ai Comuni montani del 30 per cento delle risorse finora assegnate alle Comunità Montane

-che le misure prese per gli enti locali avranno serie ripercussioni sulla Provincia di Siena in cui il taglio di 10 milioni di euro previsto sui trasferimenti ai piccoli Comuni e alle Comunità Montane  riguarderà ben 16 Comuni su 36  e la Comunità Montana dell’Amiata-Val d’Orcia.

Valutato:

-che nessun Comune della nostra Provincia rientra nella definizione di “comune montano”, nemmeno realtà di montagna come Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore, perché il 75% del loro territorio è inferiore alla soglia di altezza minima fissata a 600 metri sul livello del mare. Questo significa non solo la perdita di risorse ma anche il venir meno di agevolazioni per le imprese e per gli istituti scolastici che rischiano di colpire ancora più duramente territori già messi a dura prova dalla crisi economica.

-che il taglio complessivo ai bilanci degli enti locali sembra ammontare ad 85 milioni di euro, mentre si parla di 100 milioni di euro per il fondo di non autosufficienza.

-che sebbene allo stato attuale non sia dato conoscere l’esatto ammontare dei tagli riguardanti i Comuni e le Province è comunque possibile tentare una ragionevole previsione di quanto ammonti il taglio al bilancio della Provincia di Siena. Infatti il D.L. 112 ha già un taglio di 250 milioni di euro sui Bilanci degli EE.LL., di cui 200 milioni sui Bilanci dei Comuni e 50 milioni sui Bilanci delle Province. Ciò ha già provocato per il bilancio della nostra Provincia un minor contributo erariale di circa  268.000 euro. Se i parametri restano gli stessi è ragionevole prevedere che l’ulteriore taglio per il bilancio della nostra Provincia ammonterà a circa 80.000 euro, che aggiunti a quelli già operati porterebbero il totale dei tagli a 348.000 euro. A questi bisogna aggiungere i tagli di 360.000 euro dei cosiddetti costi della politica operati dalla finanziaria 2008, per cui il totale dei tagli sul bilancio 2009 della nostra Provincia ascenderebbe a 708.000 euro. Bisogna poi considerare che gli 85 milioni di euro, di cui si parla per il 2010, ammonteranno a complessivi 190 milioni di euro per il 2011 e a 240 milioni di euro per il 2012, che corrispondono per la nostra Provincia ad un taglio di 178.000 euro per il 2011 e a 225.000 euro per il 2012.

Il consiglio provinciale di Siena …

Esprime:

-preoccupazione per quanto avvenuto in questi giorni in Parlamento sulla legge finanziaria presentata dal governo Berlusconi. Da un punto di vista del metodo, mentre si rimprovera di non cercare il dialogo con la maggioranza, dall’altra si blinda la manovra finanziaria: infatti,  dopo il DPEF del 2009, deliberato e votato in soli 9 minuti, quello attuale è stato presentato, votato e discusso al Senato con un testo, poi è stato completamente modificato alla Camera con la richiesta successiva di porre la fiducia anche sul voto in commissione. Davanti alla crescenti divisioni interne e alle oggettive difficoltà di dare risposte adeguate per risolvere le difficili problematicità del paese, il centrodestra è stato costretto a blindare ulteriormente il testo alla Camera attraverso un maxiemendamento teso a bloccare ogni possibile collaborazione delle minoranze che avrebbero potuto mettere in crisi il fragilissimo equilibrio raggiunto dalla maggioranza.

Ritiene:

-che le decisioni assunte dal Governo sulla finanziaria sono gravi nel metodo ma anche nel merito. Ci troviamo di fronte ad una manovra debole, palesemente inadeguata ad affrontare il contesto socio-economico provocato dalla crisi. La finanziaria pare più un’alchimia frutto delle logiche di potere interne alla compagine berlusconiana che un tentativo di dare risposte ai bisogni dei rediti medio bassi, delle imprese e delle zone deboli.

-che questo modo di agire rischia di ledere i principi costituzionali di equiordinazione degli enti costitutivi della Repubblica e della leale cooperazione fra gli stessi nel governo degli interessi pubblici, consacrati dalla recente riforma del titolo V, parte II, della Carta Costituzionale.

-che i Comuni e le province, come spiega proprio un rapporto di Bankitalia uscito in settimana, sono l’ultima delle cause degli sprechi e del debito pubblico in Italia.

-che vada  segnalata la pericolosità di voler introdurre innovazioni ordinamentali evitando il confronto in Parlamento e blindando queste modifiche all’interno di uno strumento legislativo “improprio”, quale la legge finanziaria, una forzatura che, oltre a svilire il ruolo del Parlamento e delle opposizioni, pone anche alcuni problemi applicativi e mostra numerose contraddizioni.

-che si tratti di un intervento “improvvisato” che non tiene conto delle disparità che rischia di introdurre tra Comuni che andranno in scadenza nell’arco del triennio previsto dalla manovra e quelli che non saranno toccati dalla riforma, generando squilibri e differenze non solo sul numero dei consiglieri e degli assessori, ma anche sulle figure organizzative e sulle articolazioni interne, quali difensori civici e direttori generali, che vedono il loro ruolo cessare a seconda dell’anno di rinnovo dei mandati dei consigli. Senza contare alcuni problemi applicativi che questo quadro pone: si pensi, in particolare, alla soppressione dei consorzi di funzioni, che sembra dover avvenire obbligatoriamente quando anche uno solo dei Comuni che ne fanno parte è tra quelli che vanno al rinnovo.

Tutto ciò premesso
Ritiene:

-che il governo stia cercando di far passare come  “taglio di poltrone” la diminuzione dei consiglieri comunali per mascherare l’incapacità di contenere gli sprechi reali della politica, mantenendo inalterato il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, delle consulenze ministeriali, nonostante sia un dato assodato che la maggioranza degli sprechi e dei costi della politica vada a ricadere sulle strutture a livello centrale e regionale.

- che davanti a tematiche che meriterebbero un serio confronto ed un vero approfondimento  per dare vita ad una reale riforma di modernizzazione istituzionale, si preferisce ridurre tutto questo a mere questioni di bilancio per andare a colpire l’anello più debole della catena amministrativa: i piccoli comuni e le zone montane.

-che nel caso delle Comunità Montane la disposizione segna una evidente “ritirata” dello Stato nei confronti di queste modalità di esercizio delle funzioni comunali in forma associata e dai problemi della montagna.

-che nel disegno di legge non c’è traccia della  restituzione delle somme indebitamente trattenute su “costi della politica”, non ci sono garanzie sul reintegro totale dell’Ici e la rimozione dei limiti imposti dal Patto di Stabilità per le opere pubbliche. Inoltre lo Stato continua a gravare i Comuni del mantenimento degli uffici giudiziari con costi obbligatori crescenti e non comprimibili a fronte di contributi esigui ed erogati con grave ritardo. Ad esempio il comune di Siena è in sofferenza di oltre 200.000 euro annui e ha eseguito anticipazioni per oltre un milione di euro e la situazione è comune a tutta la Toscana.

-che ancora una volta i Comuni e gli enti locali saranno costretti a pagare sulla propria pelle l’incapacità di una visione riformista del paese. La strategia politica del Governo, a questo proposito, è chiara: affamare le amministrazioni locali per farle apparire, agli occhi dei cittadini, come responsabili della forzata diminuzione dei servizi.


 
I consiglieri
Marco Nasorri                    Partito democratico
Antonio Giudilli                 Italia dei Valori
Roberto Renai                    La Sinistra

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