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4 agosto 2010

Pd, Idv e Sinistra: “La manovra del governo punta a far cassa, senza rilanciare il Paese”

“Diciamo no alla manovra correttiva proposta dal governo e ai provvedimenti contenuti nel decreto legge, che sono iniqui e non aiutano il Paese ad uscire dalla grave crisi che attraversa, ma mirano solo a far cassa colpendo gli enti locali, i salari dei dipendenti pubblici, le pensioni, lo stato sociale e altri settori fondamentali della pubblica amministrazione quali l’istruzione, la sanità e la sicurezza”. Inizia così l’ordine del giorno dedicato agli effetti della manovra economica del governo presentato lo scorso 22 luglio in consiglio provinciale dai gruppi della maggioranza Pd, Idv e La Sinistra.

“Di fronte a una delle manovre più imponenti degli ultimi anni – si legge nell’odg – viene ancora una volta disattesa ogni riforma strutturale e manca completamente una politica per la crescita e lo sviluppo del Paese. Gran parte delle responsabilità relative all’onerosità della manovra è dovuta agli errori di politica economica e al protrarsi di scelte fortemente sbagliate compiute dal governo, che hanno inciso sui conti pubblici e aggravato l’andamento dell’economia. Nell’ultimo biennio sono peggiorati gli indicatori fondamentali; è cresciuta a dismisura la spesa corrente e sono diminuite costantemente le entrate tributarie”.

“L’importo della manovra a carico delle regioni e delle autonomie locali – dicono ancora Pd, Idv e La Sinistra – incide per oltre la metà della manovra stessa poiché, su 24 miliardi complessivi, oltre 15 miliardi incidono sugli enti territoriali (8,5 miliardi per le regioni a statuto ordinario; 3,7 miliardi per i comuni nel biennio 2011-2012). L’impatto sulle province è duplice: al taglio degli 800 milioni previsti si devono aggiungere gli effetti dei minori trasferimenti regionali per oltre 4 miliardi di euro (per l’anno 2011). Si evidenzia quindi che l’impatto complessivo per le province è insostenibile e comporta il rischio concreto di non riuscire più a garantire neanche le funzioni fondamentali. L’incidenza delle misure che interessano gli enti locali finisce per comprimere ulteriormente la spesa per investimenti, già compromessa dai vincoli del patto di stabilità interno. E’ indispensabile che il governo mantenga gli impegni assunti con l’Upi, definendo rapidamente il decreto attuativo del federalismo fiscale, sull’autonomia tributaria; rivedendo il Patto di stabilità e concedendo la  possibilità di spendere le risorse ferme nelle casse”.

“Con la manovra – sottolinea il capogruppo Pd Marco Nasorri – si profila nei prossimi tre anni una pesante sforbiciata  al settore pubblico. Il governo di centro destra approfitta della crisi per smantellare il settore pubblico in favore del provato, soprattutto nella sanità e nella scuola. Il comparto più colpito sarà infatti quello della sanità, che perderà 156 mila dipendenti. 115 posti di lavoro saranno persi nella scuola: un vero taglio al futuro, visto che riguarda i giovani del nostro Paese. Altri 60 mila negli enti locali: particolarmente negative sono le misure che colpiscono i piccoli comuni, che rischiano davvero di non poter più erogare servizi essenziali per evitare lo spopolamento di piccole ma importanti realtà territoriali. Colpire i piccoli comuni è una scelta miope, visto che amministrano il 55 del territorio nazionale. Particolarmente tartassato anche il settore del trasporto pubblico locale, con tagli del 60 percento che non potranno avere ricadute sulle tariffe e sulla qualità del servizio, oltre che sull’occupazione”.

“Un altro aspetto negativo della manovra – conclude Nasorri – riguarda la totale assenza di provvedimenti per le giovani generazioni. I dati che riguardano le condizioni dei nostri giovani sono di assoluto allarme sociale: la disoccupazione giovanile è salita al 25,4 percento, ovvero il triplo della disoccupazione nazionale e il 6 percento in più della media europea. L’Italia ha il primato europeo per i giovani tra i 15 ed i 19 anni fuori dal mercato del lavoro e dai processi di istruzione e formazione: un esercito di circa 2 milioni di ragazze e ragazzi. A fronte di questa situazione, l’unico provvedimento che il governo ha saputo varare è l’istituzione della ‘naia breve’, cioè tre mesi di servizio militare per i ragazzi dai 19 ai 30 anni, stanziando 30 milioni di euro. Così facendo il governo viene meno alla sua principale responsabilità, che dovrebbe essere quella di costruire un futuro per i giovani di questo Paese”.

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