26 gennaio 2012

La mobilitazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia in tutta la provincia per celebrare il Giorno della Memoria

Anche quest’anno l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia della provinciale di Siena e le sue sezioni sono impegnate per celebrare il 27 gennaio, Giorno della Memoria, dove verranno ricordati la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Un impegno forte e unitario per garantire che al ricordo partecipi tutta la collettività, non solo “i diretti” interessati. Nel corso della prossima settimana, si moltiplicheranno le iniziative per il “Giorno della Memoria”. Mi auguro che siano molte, partecipate e unitarie.
E’ noto che in vari ambienti si considera la memoria come una cosa propria, che riguarda la propria associazione, i propri iscritti. L’A.N.P.I. reagisce a questa tendenza in quanto si è trattato di una tragedia immane, milioni di persone sono state perseguitate, deportate, sottoposte a trattamenti terribili, uccise. Questo ha riguardato tutti, perché la violenza veniva esercitata in nome della “razza” e in essa veniva fatto rientrare non solo il colore della pelle e l’ubicazione geografica del luogo di nascita ma anche ogni forma di “diversità”, il pensare diversamente e liberamente, il contrasto ad ogni forma di concezione autoritaria.
Certo, il più omologo e compatto gruppo fu quello degli ebrei e su questo è nata l’espressione terribile della Shoah. Ma isolare questo tremendo fenomeno non sarebbe esaustivo. Il male si scatenò contro tutti coloro che erano considerati più deboli, diversi e comunque “nemici”.
Ed è attorno a questa unitarietà del male che bisogna ritrovare l’unità di chi è contrario alla violenza, alla barbarie, alla discriminazione. E in questa unità devono avere spazio non solo i sopravvissuti e i loro familiari, ma anche tutti i cittadini che concordano sul fatto che simili tragedie non debbono verificarsi mai più.
Ecco perché il nostro impegno è forte e unitario, per garantire che al ricordo partecipi tutta la collettività e non solo coloro che in qualche modo sono direttamente coinvolti.
Il male è sempre in agguato; di violenza è pieno il mondo, in ogni sua parte; e dunque una grande coalizione fra tutti coloro che aspirano al bene comune, alla pace, alla convivenza e alla solidarietà, è davvero indispensabile, proprio per il futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. Ma bisogna anche che la memoria sia “attiva”, non rituale, non commemorativa, perché se così fosse servirebbe a poco.
Bisogna coinvolgere, far conoscere, far sapere ciò che veramente è accaduto soprattutto a chi non l’ha vissuto e tante cose le ignora.
Contro la violenza sempre più diffusa non è sufficiente predicare la pace. Ci vogliono operazioni attive, una diffusa campagna culturale per il bene di tutti. Oltre a ricordare le violenze del passato, vanno tenute presenti anche di quelle di oggi.
C’è un’atmosfera, un clima che impressionano e suscitano davvero preoccupazione, perché la violenza si va diffondendo e sembra scatenarsi spesso anche per motivi apparentemente futili e banali. C’è la violenza degli uomini sulle donne, in casa e fuori, che sta assumendo un ritmo crescente, con atti terribili anche solo per un rifiuto. C’è la violenza di chi – a bordo di un Suv – travolge un vigile in bicicletta e lo uccide trascinandolo per centinaia di metri; c’è la violenza politica addirittura all’interno dello stesso partito o movimento, per semplici dissensi (il caso di Roma, che vede impegnati personaggi di destra, è altamente significativo, al riguardo). Ci sono violenti ritorni di fiamma di carattere razzista (basti pensare alla tragica vicenda di Firenze ed al numero incredibile di coloro che sul web hanno inneggiato all’assassino); ci sono liti in strada che finiscono in dramma.
Tutto ciò è grave e drammatico di per sé; ma è anche pericoloso, per i processi imitativi che si scatenano e soprattutto perché l’esasperazione di molti può sfociare facilmente in gesti disperati e inaccettabili.
Contro tutto questo ci vogliono operazioni attive, un forte impegno delle forze democratiche, una diffusa campagna culturale per il bene di tutti per tornare nella vita politica, ma anche in quella civile, al confronto, al rispetto delle regole, alla tolleranza.
Bisogna ingaggiare una grande battaglia per riportare il nostro Paese a livelli culturali di civiltà e di convivenza, contrastando l’odio, la barbarie e tutte le forme in cui la violenza si esplica.
Anche in questo, l’ANPI è in prima fila, non per predicare o raccomandare soltanto, ma per indicare la strada della convivenza civile e praticarla concretamente.
Neofascismo e neonazismo: basta con la tolleranza, la connivenza, il sostegno anche solo morale. Occorre l’impegno di tutti per chiedere a gran voce il rispetto delle leggi.
Purtroppo si deve constatare che continuano a ripetersi manifestazioni e azioni di tipo neofascista e neonazista in Italia e in Europa. Si tratta di un fenomeno davvero incredibile e contrario ad ogni razionalità, poiché la logica imporrebbe di non tornare mai più su simboli, idee e manifestazioni che ci ricordano solo lutti e morte. Ma esse si ripetono, contro ogni logica; e non trovano, anche nelle istituzioni, quel contrasto che sarebbe necessario e che in molti casi è imposto da leggi che nessuno rispetta o fa rispettare.
Anche in questo caso, occorre una svolta radicale. L’A.N.P.I. deve con grande forza e chiarezza dire basta con la tolleranza, la connivenza, il sostegno anche solo morale. Abbiamo una Costituzione profondamente antifascista, ma ad essa non corrispondono, spesso, apparati davvero convinti dei principi che essa esprime. Ci sono leggi che vietano apologie di forme autoritarie del passato, così come il razzismo e l’incitamento all’odio. Ma quasi mai se ne vede una concreta applicazione. Se sono state scritte male, è tempo che vengano adeguate alla bisogna. Se invece è solo un problema di scarsa volontà di applicazione, allora occorre un impegno di tutti per chiedere a gran voce che vengano interpretate correttamente e fatte finalmente rispettare.
Certo, il fenomeno non è solo italiano e ce ne sono esempi in tutta Europa. Ma è concepibile che anche su questo fallisca l’unità politica dell’Europa, che dovrebbe essere fondata su una convinta e solida base di democrazia? Se in Ungheria si adottano leggi liberticide e si diffondono sempre di più comportamenti autoritari, non è un problema solo dell’Ungheria, ma è anche una questione che ci riguarda e riguarda l’intera Europa. Forse, qualche presa di posizione almeno di principio, da parte dell’Unione Europea, potrebbe almeno aiutare. Ma per ora siamo soltanto agli auspici. Di certo c’è solo il fatto che, per la prima volta, una buona parte dei cittadini ungheresi abbia sfidato il potere, abbia tentato di reagire e di passare all’azione almeno nella forma della protesta. L’A.N.P.I. ha salutato con gioia la prima manifestazione popolare contro il regime; e speriamo che non resti isolata. Ma forse la sola speranza non basta ed è necessario che si manifesti con chiarezza la solidarietà dei Paesi democratici e il sostegno di quanti credono che in qualsiasi Paese di Europa (e non solo) se c’è una battaglia che vale la pena di essere combattuta è proprio quella per la libertà. E dunque, mentre solidarizziamo con i cittadini che sono scesi in piazza per la prima volta in Ungheria, per rivendicare libertà e democrazia, dovremmo prima che sia troppo tardi chiedere le istituzioni dell’Italia e dell’Europa di trovare almeno un momento per proclamare alcuni principi di fondo validi per tutti i Paesi dell’area, facendo sentire una voce forte e decisa contro il populismo, l’autoritarismo e la concezione reazionaria del potere, in favore del rispetto, comunque, dei diritti dei cittadini.
C’è dovunque bisogno che il ricordo doveroso di un passato terribile sia oggi di stimolo e di mobilitazione di tutte le coscienze democratiche e antifasciste, perché la libertà, il rispetto reciproco e la democrazia prevalgano sempre sulla violenza e l’intolleranza.

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One Response to “La mobilitazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia in tutta la provincia per celebrare il Giorno della Memoria”

  1. Enzo Santini scrive:

    Che a qualcuno fosse venuto in mente di ricordare in qualche modo le torture subite proprio in cotesti locali da mio padre!.Di questo triste episodio io vi avevo mandato un racconto ma nessuno, se non altro per una forma di educazione, si é fatto vivo.Di questo grande antifascista,che di volta in volta ha ricevuto gli auguri di compleanno dai rispettivi segretari nazionali del PD:Dalema,Veltroni e Fassino ( di quest’ultimo serbo una pergamena ),ho una foto che lo ritrae sotto la targa posta sopra la porta delle ” Stanze della memoria “. Queste celebrazioni siano anche un modo per ricordare mio padre per i cui ideali di libertà sacrificò anche la sua famiglia che va orgogliosa di tanti sacrifici che qualcuno dovrebbe conoscere.
    Onore,gloria e affetto a Papà Santini.Ogni tanto, come i questa occasione,ricordatevi di Lui.
    Enzo Santini