20 agosto 2010
“La cultura deve essere tra i primi cinque grandi temi di confronto su cui il Partito democratico, a livello nazionale, deve fare battaglia politica. Come partito riformista abbiamo il dovere di farlo, attraverso concrete proposte di riforma dei diversi settori culturali”. Lo ha detto ieri (19 agosto) Niccolò Guicciardini, segretario provinciale di Generazione Democratica, introducendo il dibattito sui tagli del governo alla cultura promosso negli spazi della Festa Pd in Fortezza. Ad esprimersi sul tema erano presenti Luigi Di Corato e Gianni Resti, rispettivamente direttore e presidente della Fondazione Musei Senesi; il docente e giornalista Maurizio Boldrini e l’ex sindaco di Siena Roberto Barzanti. “Nel 2010 – ha sottolineato Di Corato – l’Italia ha investito in cultura 1,7 miliardi di euro, lo 0,21 per cento del bilancio dello Stato, contro gli 8,4 miliardi della Francia; gli 8 della Germania e i 5 di Spagna e Inghilterra. Mentre altri Paesi europei hanno scelto l’investimento in cultura come misura anticrisi, l’obiettivo italiano sembra essere quello di demolire il welfare culturale demandando tutto al mercato”.
Tanti gli spunti di riflessione offerti da Luigi Di Corato, che ha analizzato nel dettaglio dove e come andranno a colpire i tagli diretti alla cultura, circa 4 milioni di euro, previsti dal Decreto legge 78/2010, conseguente alla manovra correttiva di mezza estate. “Stiamo andando verso una recessione culturale”, ha detto il direttore della Fms, di cui sono prova “una forte diminuzione delle azioni di tutela, a partire dal ‘disarmo’ delle Sopraintendente”, ma anche la soppressione indiscriminata di enti o le imposizioni di spesa agli enti locali. Intanto altri Paesi europei, ha ricordato Di Corato, “stanno cercando da tempo di generare una nuova economia di conoscenza investendo sui distretti culturali evoluti”. Sintonia negli interventi dei relatori sulla necessità di aprire, a monte, una riflessione sul modello culturale che si intende perseguire. ”La crisi economica e i tagli alla cultura – ha detto Resti – ci impongono una riflessione sugli obiettivi e i contenuti che un ente pubblico o una Fondazione come la nostra si pongono nella propria attività. Noi abbiamo scelto di creare una rete virtuosa di rapporti istituzionali con i Comuni della provincia di Siena, la tutela del bene culturale, la sua valorizzazione e fruizione”.
Intervento tutto politico per Maurizio Boldrini, che ha sottolineato la necessità di una discussione interna al Pd su quale sia la linea culturale da seguire. “Non possiamo giocare solo in difesa – ha detto – ma decidere se l’industria culturale di oggi, con la sua logica di produzione e consumo, ci piace o vogliamo opporgli un’alternativa, un nostro modello di produzione. Il Pd deve decidere come affrontare la questione della difesa del grande valore italiano che è fatto di lirica, teatro, danza, letteratura, pittura e che non è merce, ma parte costitutiva del nostro essere Paese”. Ma cosa si nasconde dietro ai tagli? Per Boldrini, la scure di Bondi sulla cultura è la diretta conseguenza del modello berlusconiano nato con le tv commerciali, mentre Barzanti ha parlato di una “visione della cultura e della qualità dell’intervento che presuppone un alleggerimento importante del ruolo pubblico per far luogo al mercato”.
Chi giustifica i tagli indiscriminati parlando dell’intervento pubblico come oppressivo della cultura e del mercato come sinonimo di pluralità di scelte e libertà, per Roberto Barzanti, è in errore. “E’ indubbio che ci siano attività culturali che devono fare di più i conti con il mercato, penso all’industria audiovisiva, ma esiste un vasto settore della cultura, a partire dal patrimonio artistico, per cui l’intervento dello Stato non solo deve essere mantenuto, ma accresciuto. Nei momenti di crisi – ha chiuso Barzanti – non c’è da tagliare indistintamente, c’è bisogno di scegliere dove investire e dove no, individuando le priorità per cui battersi”.
Guicciardini: “Cultura tra i grandi temi sui cui il Pd nazionale deve fare battaglia politica”
“La cultura deve essere tra i primi cinque grandi temi di confronto su cui il Partito democratico, a livello nazionale, deve fare battaglia politica. Come partito riformista abbiamo il dovere di farlo, attraverso concrete proposte di riforma dei diversi settori culturali”. Lo ha detto ieri (19 agosto) Niccolò Guicciardini, segretario provinciale di Generazione Democratica, introducendo il dibattito sui tagli del governo alla cultura promosso negli spazi della Festa Pd in Fortezza. Ad esprimersi sul tema erano presenti Luigi Di Corato e Gianni Resti, rispettivamente direttore e presidente della Fondazione Musei Senesi; il docente e giornalista Maurizio Boldrini e l’ex sindaco di Siena Roberto Barzanti. “Nel 2010 – ha sottolineato Di Corato – l’Italia ha investito in cultura 1,7 miliardi di euro, lo 0,21 per cento del bilancio dello Stato, contro gli 8,4 miliardi della Francia; gli 8 della Germania e i 5 di Spagna e Inghilterra. Mentre altri Paesi europei hanno scelto l’investimento in cultura come misura anticrisi, l’obiettivo italiano sembra essere quello di demolire il welfare culturale demandando tutto al mercato”.
Tanti gli spunti di riflessione offerti da Luigi Di Corato, che ha analizzato nel dettaglio dove e come andranno a colpire i tagli diretti alla cultura, circa 4 milioni di euro, previsti dal Decreto legge 78/2010, conseguente alla manovra correttiva di mezza estate. “Stiamo andando verso una recessione culturale”, ha detto il direttore della Fms, di cui sono prova “una forte diminuzione delle azioni di tutela, a partire dal ‘disarmo’ delle Sopraintendente”, ma anche la soppressione indiscriminata di enti o le imposizioni di spesa agli enti locali. Intanto altri Paesi europei, ha ricordato Di Corato, “stanno cercando da tempo di generare una nuova economia di conoscenza investendo sui distretti culturali evoluti”. Sintonia negli interventi dei relatori sulla necessità di aprire, a monte, una riflessione sul modello culturale che si intende perseguire. ”La crisi economica e i tagli alla cultura – ha detto Resti – ci impongono una riflessione sugli obiettivi e i contenuti che un ente pubblico o una Fondazione come la nostra si pongono nella propria attività. Noi abbiamo scelto di creare una rete virtuosa di rapporti istituzionali con i Comuni della provincia di Siena, la tutela del bene culturale, la sua valorizzazione e fruizione”.
Intervento tutto politico per Maurizio Boldrini, che ha sottolineato la necessità di una discussione interna al Pd su quale sia la linea culturale da seguire. “Non possiamo giocare solo in difesa – ha detto – ma decidere se l’industria culturale di oggi, con la sua logica di produzione e consumo, ci piace o vogliamo opporgli un’alternativa, un nostro modello di produzione. Il Pd deve decidere come affrontare la questione della difesa del grande valore italiano che è fatto di lirica, teatro, danza, letteratura, pittura e che non è merce, ma parte costitutiva del nostro essere Paese”. Ma cosa si nasconde dietro ai tagli? Per Boldrini, la scure di Bondi sulla cultura è la diretta conseguenza del modello berlusconiano nato con le tv commerciali, mentre Barzanti ha parlato di una “visione della cultura e della qualità dell’intervento che presuppone un alleggerimento importante del ruolo pubblico per far luogo al mercato”.
Chi giustifica i tagli indiscriminati parlando dell’intervento pubblico come oppressivo della cultura e del mercato come sinonimo di pluralità di scelte e libertà, per Roberto Barzanti, è in errore. “E’ indubbio che ci siano attività culturali che devono fare di più i conti con il mercato, penso all’industria audiovisiva, ma esiste un vasto settore della cultura, a partire dal patrimonio artistico, per cui l’intervento dello Stato non solo deve essere mantenuto, ma accresciuto. Nei momenti di crisi – ha chiuso Barzanti – non c’è da tagliare indistintamente, c’è bisogno di scegliere dove investire e dove no, individuando le priorità per cui battersi”.