9 novembre 2011
Grazie a voi, Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, Cittadine e Cittadini che siete qui con noi. Voglio dire prima di ogni altra cosa lo sgomento per la drammatica alluvione che ha investito la Liguria e prima ancora la Liguria e la Toscana e che ci lascia in ansia anche in queste ore. Tante vittime, tante famiglie nel dramma; Genova, e tanti meravigliosi paesi, cari agli italiani e a tutto il mondo, terribilmente devastati. Cittadini che vedono le loro case e i loro beni invasi, travolti dall’acqua. Una tragedia. Noi ci stringiamo attorno alle famiglie delle vittime e alle popolazioni colpite. Noi ci saremo, in ogni sede utile, e per tutto il tempo necessario perché vengano le risposte dell’emergenza e del soccorso, del ripristino e della ricostruzione. Cominciamo oggi stesso da San Giovanni lanciando una grande sottoscrizione per un aiuto concreto. Da questa piazza un abbraccio commosso ai cittadini colpiti della Liguria e della Toscana. Siamo tanti in questa piazza ferita dalle violenze di poche settimane fa e che oggi riportiamo alla sua storia migliore. San Giovanni non è solo una piazza. E’ il simbolo di tutte le piazze del nostro paese: luoghi dove il popolo italiano con i suoi partiti, le sue associazioni, i suoi sindacati, ha fatto la nostra democrazia. Luoghi di pace, di festa, di lotta. Noi non permetteremo mai che rimangano vuoti. E non permetteremo che rimangano muti. Mai! Anche per questo fatemi dire grazie alle forze dell’ordine che anche oggi non hanno fatto mancare il loro impegno e il loro servizio prezioso. E grazie alle Associazioni e ai Movimenti che hanno scelto di essere qui. Con i loro simboli e le loro proposte. Un saluto alle forze del centrosinistra: SEL, IDV, I Socialisti, i Moderati di Portas. Vedo le vostre bandiere: grazie per questa presenza generosa. Ma il saluto più affettuoso lo voglio dare ai nostri ospiti europei e internazionali. Li accogliamo con emozione, amicizia, fraternità. Sappiamo bene che questa manifestazione si svolge nel cuore di un’emergenza drammatica per l’Europa e per l’Occidente intero. E di un’emergenza ancora più drammatica per l’Italia. Ma proprio la coscienza della difficoltà ci spinge a pronunciare oggi una promessa e a stringere un patto con le grandi forze della sinistra e del progressismo europeo. Lo facciamo a Roma, a Roma nella città dove si firmarono i primi trattati dell’Unione e dove si è sottoscritta la Costituzione dell’Europa. La nostra promessa è che riporteremo l’Italia là dove deve stare. Là dove ci aspetta il mondo. Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. Il patto è che tutti assieme – noi, le grandi forze della democrazia e del progresso – rilanceremo il sogno di un’Europa politica, sovrana, forte della sua civiltà e aperta verso il mondo. Dopo l’euro, non si va indietro, si va avanti! Perché l’Euro non è la malattia. La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy. Quanto a Berlusconi, lui nella tragedia si è ritagliato un posto ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere! La destra dunque, non altri, ha messo in ginocchio l’Europa! A partire da come hanno gestito l’emergenza della Grecia. Certo che quello era un problema serio. Ma poteva essere isolato con facilità. La Grecia è il 3% del PIL Europeo! Ma ha prevalso la loro dottrina, quella coltivata per anni: quella della chiusura e del ripiegamento difensivo in politica e quella del lasciar fare al mercato in economia. Hanno prodotto un disastro. E così, per non aver voluto spendere uno, adesso spendiamo mille! Ora – solo ora – anche le destre si svegliano e scoprono che abbiamo un destino comune, ma è tardi, dopo che a piene mani si è seminato l’egoismo delle persone, dei territori e delle nazioni. Adesso improvvisano. Balbettano. Inventano soluzioni che durano un giorno. Di colpo scoprono che bisogna mettere qualche briglia ai mercati. Peccato che le briglie non ce le hanno più. Le hanno gettate via! E allora tocca a noi. Lo dico a Francois e Sigmar e agli altri leader europei, con i quali parliamo e che la pensano come noi. Questa volta dobbiamo riuscire, non possiamo fallire, dobbiamo tornare a vincere per ridare speranza, riforme e un’etica comune a un grande continente. Tocca a noi – ai democratici, ai socialisti, ai liberali veri – rifare l’Europa. E farla più democratica, sovrana, giusta, libera. Noi lavoreremo a un continente più unito nelle sue politiche economiche e sociali. Lo renderemo di nuovo protagonista sulla scena internazionale. E per riuscirci combatteremo assieme, da subito, con una nostra piattaforma perché l’Europa si dia finalmente gli strumenti per garantire l’Euro, gli strumenti per controllare la finanza e farla partecipare a uno sforzo comune, gli strumenti per sostenere investimenti, occupazione, crescita. Questo – cari Democratici – è il primo messaggio che si leva da qui: mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell’Europa perché nel ripiegamento – nell’idea che ciascuno si occupa solo di casa sua – vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi! Ma oggi a Roma, è giusto che prendiamo un altro impegno ugualmente decisivo. Ed è spingere l’Europa a fare quello che non ha mai fatto davvero: guardare al Mediterraneo, finalmente! Il Mediterraneo. Il nostro Mare. Verrà un giorno in cui questo nostro mare si lascerà alle spalle le tragedie e i lutti di adesso; un giorno in cui lanceremo fiori sull’acqua per ricordare con vergogna la barbarie di migliaia di esseri umani – donne, bambini – annegati mentre inseguivano una speranza di vita. Verrà il giorno delle Istituzioni libere nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Verrà il giorno in cui i popoli di Israele e di Palestina vivranno in pace, da fratelli, nei loro Stati. Noi quel giorno lo vogliamo e lo vedremo! Siamo pronti. Siamo pronti a una nuova era di scambi e di amicizia. Siamo pronti a darci la mano per crescere assieme. L’Italia deve portare l’Europa a quell’incontro e il nostro Mezzogiorno deve portare l’Italia – tutta l’Italia – a quell’appuntamento. Assieme ai progressisti daremo all’Europa una voce dentro il mondo globale. Perché il mondo è globale. Ma non per questo è diventato un mondo giusto e rispettoso dei diritti umani. E’ un mondo dove gli squilibri sono ancora intollerabili e scrivono il destino di miliardi di persone. Ma c’è un solo modo per evitare le crisi che stiamo vivendo: crescere un po’ tutti senza troppi squilibri nei rapporti economici e commerciali. E crescere ciascuno nel suo paese senza diseguaglianze sociali indecenti. Un’altra strada non c’è! Per arrivarci bisogna regolare i grandi fattori della globalizzazione; la finanza, l’accesso alle materie prime, la temperatura del globo, le migrazioni, le guerre. E debellare la fame e nutrire il pianeta, gli obiettivi al centro dell’Expo di Milano nel 2015. Bisogna fare dei passi graduali, ma sicuri, verso un Governo democratico del mondo! Questa per noi, per il Partito Democratico, lo diciamo da Roma, deve essere la piattaforma di una nuova grande organizzazione delle forze progressiste e democratiche del mondo, che oltrepassi le famiglie più antiche e gloriose e unisca le forze in nome di quei valori indisponibili che sono l’uguaglianza e la libertà. La sfida è immensa ma appassionante: creare le idee-guida per un mondo nuovo. Guardare di nuovo all’economia reale, alle persone e alle cose, ai beni comuni e ai valori delle società. Idee guida alternative a quelle disastrose della destra, perché le crisi di oggi non si ripetano mai più. Care Democratiche e cari Democratici, in questo quadro difficile ci siamo noi, c’è l’Italia. Un grande paese. Lasciate che lo ripeta: un grande paese. Alle spalle abbiamo una storia complessa. Abbiamo conosciuto grandezze e tragedie. Due guerre mondiali, il colonialismo, una dittatura e la vergogna delle leggi razziali. Ma anche la forza di un popolo che ha sempre saputo rialzarsi e ripartire. Come dopo il fascismo, quando in una manciata di anni un panorama di macerie, morali e materiali, ha lasciato il posto a una delle potenze industriali del pianeta. Anche per questo, tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all’estero, dell’Italia si ride. Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più. Perché, nonostante tutto, siamo ancora tra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Abbiamo un patrimonio ineguagliabile, di bellezze, risorse, capacità. Abbiamo una geografia cruciale. E siamo presenti a milioni in ogni angolo del mondo. Gente che lavora, gente rispettata, gente per bene. E allora proprio noi, che non facciamo ombra a nessuno e possiamo parlare con tutti, noi possiamo fare molto per un’Europa nuova e per un mondo nuovo! Basta che non perdiamo la stima di noi stessi! Ma la stima di noi stessi passa dalla stima degli altri! La realtà è che oggi noi non siamo quello che dovremmo essere. Mentre siamo dove non dovremmo stare: nel luogo più esposto della crisi, nel suo epicentro, percepiti ormai come un rischio ed esposti alle scelte e alle convenienze di altri. L’ho detto e ripetuto quasi ogni giorno: non c’era una sola ragione perché ci trovassimo lì! Se ci siamo arrivati è per la politica di un Governo incapace e sconsiderato. Ci siamo arrivati perché una propaganda volgare ha combattuto contro il linguaggio della verità. Purtroppo avevamo visto bene, e per tempo, quello che adesso vedono tutti. Avevamo visto dove si precipitava. Chi non ci vuole bene, da mesi ci descrive come un partito incerto, ondivago. Ma io torno a chiedere, da qui, da questa piazza: c’è qualcuno, c’è una forza politica, un commentatore che in tutto questo tempo abbia avuto una posizione più chiara e netta della nostra? Abbiamo detto due anni fa che dopo il decennio della destra – perché otto anni su dieci hanno governato loro! – ci sarebbe stato un tramonto fiammeggiante e pericoloso. Abbiamo avanzato le nostre proposte su ogni decreto che loro licenziavano. Abbiamo detto ogni santo giorno che quel signore doveva andarsene, perché ci avrebbe condotti al disastro. E abbiamo ripetuto che tutti i paesi più esposti – Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna – a questa crisi avevano dato comunque una risposta: cambiando governo o anticipando le elezioni. Noi – il primo partito dell’opposizione – siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte, in entrambi i casi. C’è stato qualcuno più chiaro di noi? Alzi la mano. Lo vogliamo vedere. Alzi la mano chi ha visto meglio e più lontano! E allora Basta! Basta con la denigrazione del PD, dell’unica forza che può davvero dare una mano al Paese. Lo dico senza superbia. Senza arroganza. Lo dico perché adesso l’Italia è davvero nei guai. La situazione è grave. E’ molto grave. Il Paese soffre, ha paura, è pessimista. Noi non cavalcheremo mai questa paura. Sarebbe irresponsabile. No. Noi abbiamo convocato questa piazza per dire una parola importante, e questa parola è “Fiducia”! Anche questa è una promessa, che nasce, che parte da qui, da San Giovanni. L’Italia ce la farà. Gli italiani ce la faranno. Lo ripeto: siamo uno dei Paesi con più “storia” nel mondo. E abbiamo già dimostrato di saper domare la finanza pubblica, quando c’era gente seria al Governo. Non ci nascondiamo i problemi, ma guardiamo anche al paese che sta in campo. Che reagisce. A quell’Italia che migliora le esportazioni. E questo succede perché abbiamo lavoro buono, impresa buona, prodotti buoni. E se è così, perché non dovremmo avere un mestiere nel mondo nuovo? Lo sappiamo bene che i nostri ricercatori scappano via, ma sappiamo anche che passate le Alpi ce li prendono al volo, perché sono tra i migliori. I figli migliori di un paese che non sa neppure di averli! E quanta ricchezza abbiamo ancora nascosta, al riparo e che non sta dando una mano? E quanta ricchezza morale abbiamo già in campo! La ricchezza della società consapevole, che ha riempito le piazze di Milano, di Napoli, Torino, Bologna e decine di altre città, dove il centrosinistra ha trionfato nel voto amministrativo. E ancora, la ricchezza di quel volontariato che non raccoglie solo soldi ma si rimbocca le maniche. E di quel Mezzogiorno dove una massa di giovani e donne, di persone oneste, aspetta di potersi esprimere, di liberare talenti e capacità. Eccole, le vere energie di questo paese. Davanti a noi c’è un cammino complicato. Ma non tutto è buio! E non tutto è notte. Ci sono molte luci. E una brilla più delle altre: la nostra Costituzione, la più bella del mondo, capace di illuminare i passi fondamentali del nostro cammino. Abbiamo le forze e ce la faremo. Ma non sarà una passeggiata. Certo, prima di tutto c’è una vecchia pratica da sbrigare: Berlusconi deve andare a casa. O ci va da solo o ce lo manderemo noi o in Parlamento o alle elezioni. Ma deve andare a casa. Lo abbiamo detto da tempo. All’inizio quasi da soli. Poi, mano a mano, si sono uniti gli altri. Con un po’ di ritardo, com’è nello stile di una parte di questo paese. Quelli che sventolano la bandiera, ma solo alla fine della partita! Ma va bene lo stesso. L’importante è che lo dicano. Però, per favore, nessuno faccia la caricatura di quello che abbiamo detto e che diciamo noi. Nessuno ci spieghi col dito alzato che non basta cacciare Berlusconi per risolvere i problemi! Lo dite a noi? A noi? Ma lo sappiamo da prima di voi, che quando se ne andrà non si porterà via i problemi! Ce li lascerà tutti, e per ogni giorno che passa ce ne lascerà uno di più. Però sappiamo anche che il giorno dopo si potrà finalmente cominciare a lavorare per uscirne, dai problemi! E quando verrà quel momento non racconteremo favole, perché di favole si può morire. Chi vorrà sentire delle favole dovrà rivolgersi altrove. Perché per noi la seconda parola, dopo “Fiducia” sarà “Verità”. Assieme alle italiane e agli italiani guarderemo in faccia i problemi, soprattutto quelli che non si risolvono in un giorno. E il Primo di questi problemi è un macigno sulla strada dell’Italia: è il fatto che da anni cresciamo poco. Troppo poco. Nei tre anni della crisi abbiamo perso ricchezza per più del doppio della media europea. Altroché star meglio degli altri! Oggi davanti a noi non vediamo una ripresa ma una stagnazione che può diventare facilmente recessione. E tutto questo mette in discussione il lavoro e in particolare il lavoro dei giovani. Il Secondo problema è una finanza pubblica che non è in sicurezza. Il costo del debito cresce in modo pauroso mentre l’economia è troppo bassa per portare da sé risorse alle casse dello Stato. Le loro manovre ingiuste lasciano aperti buchi impressionanti, anche perché hanno promesso all’Italia e al mondo di prendere soldi dove soldi non ce ne sono! Terzo problema: la macchina pubblica non gira. Il sistema delle decisioni nelle Istituzioni e nella Pubblica Amministrazione non sta meglio dopo la cura populista di questi anni. Anzi sta molto peggio. Non si è riformato nulla, non si è semplificato nulla, si è complicato di più. Fare uno Stato che funzioni è ancora un cantiere da aprire. Il Quarto problema è che alcuni servizi fondamentali sono finiti in affanno e in alcune aree del Paese ormai sono andati sotto la soglia della sostenibilità e della decenza. Sto parlando di sanità, di scuola, di sicurezza, di servizi locali, dal trasporto pubblico che si sta bloccando ai servizi sociali. I nostri Comuni non possono fare i bilanci! E sto naturalmente parlando di cura del territorio! La cura del territorio, l’amore per la nostra terra: e mentre lo dico, ancora una volta, il pensiero più affettuoso va alla gente straordinaria di Liguria e Toscana che piange vite perdute e subisce danni incalcolabili. E abbiamo un Governo che ha cancellato i cinquecento milioni all’anno che noi avevamo sempre garantito per la difesa del suolo, che ha provato a fare un altro condono edilizio; abbiamo una maggioranza che al Senato ha votato che i cambiamenti climatici non ci sono (alla Camera sono stati più contenuti. Hanno solo votato che Ruby è la nipote di Mubarak). Il Quinto e ultimo problema, che però tutti gli altri contiene, è il tessuto civico e democratico di questo nostro paese. Le diseguaglianze sociali e quelle fra Nord e Sud sono aumentate in modo drammatico. Un ragazzo su quattro è a rischio povertà. Quella povertà che la crisi ha sospinto anche dove non era mai arrivata: nel ceto medio, tra tanti artigiani e piccole imprese che abbassano la saracinesca perché non reggono più. O tra quei cinquantenni che perdono il lavoro e si chiedono con disperazione se per loro ci sarà un’altra possibilità. E vogliamo tacere del colpo che stanno subendo le condizioni dei disabili? O possiamo tacere che ai cittadini de L’Aquila viene chiesto in questi giorni di pagare in un colpo dodici rate di tasse arretrate mentre ancora le attività sono ferme? L’elenco sarebbe infinito. Ma in questo enorme disagio, in questo quadro d’insieme la credibilità delle Istituzioni e della politica è ai minimi storici. Il populismo nelle sue diverse espressioni alla fine ha portato un risultato solo: quello di moltiplicare le spinte dell’antipolitica. Lo dico da qui: noi – almeno noi – sappiamo distinguere. Sappiamo che l’indignazione di milioni di cittadini non solo è legittima ma giusta. Ma sappiamo anche che senza la fiducia in una buona politica, la democrazia non può funzionare e le risposte non possono venire. Ecco, questi sono i problemi che dobbiamo guardare in faccia. E non c’è bisogno di essere maghi dell’economia per sapere che l’emergenza finirà, che il mondo ci lascerà tranquilli solo quando vedrà che li stiamo affrontando sul serio, quei problemi. Ma se non troveremo delle ricette nostre, arriveranno le ricette degli altri come si sta già ben vedendo, e potranno anche non piacerci, e lasceremo comunque agli altri un pezzo della nostra libertà e della nostra dignità. Se i sacrifici bisognerà farli, li decideremo noi! Almeno questo, un grande Paese deve poterlo dire. E un grande Partito deve dirlo. Per questo fiducia e verità dovranno darsi la mano. Dichiarare i problemi e avere la fiducia per uscirne: questo è il punto. Lo si può fare in un solo modo. Con l’equità. Con l’idea di uno sforzo comune dove chi ha di più dà di più, con l’idea di un cambiamento che scomodi un po’ tutti, ma scomodi di più chi finora si è scomodato meno. E con una guida politica unita, solida e pulita che trasmetta dedizione totale all’Italia e agli Italiani e non ai propri interessi. Noi chiamiamo tutto questo ricostruzione. E’ il messaggio di Piazza San Giovanni. Ricostruzione. Ricostruzione della fiducia e della speranza. Ricostruzione di una democrazia costituzionale piena e funzionante. Ricostruzione di un patto sociale e di sviluppo sostenibile. Di una nuova mappa di diritti umani, civili, sociali e insieme di nuovi doveri e responsabilità verso gli altri. Sappiamo bene che questi giorni ci richiamano a una emergenza drammatica. Lo abbiamo detto agli Italiani e lo abbiamo detto al Presidente della Repubblica che ringrazio qui per il Suo impegno straordinario: noi non cerchiamo ribaltoni o soluzioni di piccolo cabotaggio parlamentare. Se c’è discontinuità, se c’è cambiamento, se c’è una credibilità internazionale e interna da parte di un nuovo Governo, noi siamo pronti assieme a tutte le opposizioni a prenderci le nostre responsabilità, a dare un contributo di equità e di efficacia a misure che a questo punto debbono essere vere e proprie misure di salvezza nazionale. Ma tutto questo, se si determinasse, sarebbe un passaggio di transizione, l’avvicinamento ad un ciclo più radicale e impegnativo di cambiamento che potrà avvenire solo con il concorso attivo e l’assunzione di responsabilità e condivisione dei cittadini elettori. Sia chiaro comunque che anche un eventuale governo di transizione non potrebbe che muoversi nel senso di un nuovo patto sociale, capace di tenere unito questo paese, dopo le drammatiche divisioni di questi anni. E sappiamo già quale senso dare a questa svolta, quale obiettivo mettere davanti a tutto; sappiamo con quale bussola orientare le nostre politiche come fu per l’Euro. Questo grande obiettivo, questa bussola sarà il lavoro per la nuova generazione. Nessuno sarà abbandonato, nessuna scelta sarà dimenticata ma il lavoro dei giovani sarà la bussola. Perché se l’Italia vuole avere un futuro deve mettere al lavoro la nuova generazione. Sappiamo anche da dove cominciare per dare il segno del cambio di stagione. Cominceremo dalla politica, dalla sua riforma, dalla riforma delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione. Siamo stanchi di presentare proposte (dal dimezzamento dei Parlamentari all’abolizione dei vitalizi) e vederle bloccate dalla destra salvo finire anche noi nel mucchio del discredito. Siamo stanchi. E’ un gioco pericoloso non solo per noi, ma per la democrazia! Vogliamo una maggioranza per governare, e il giorno dopo si fa sul serio! Vi garantisco che si fa sul serio, e si allineano i costi della nostra politica ai costi europei. Non un euro in più. E dopo tante parole a vuoto, qualcosa di serio sulla Pubblica Amministrazione! Cinque livelli di governo non si possono più sostenere! La pletora amministrativa e delle società pubbliche non si può più sostenere. La spesa corrente va messa sotto controllo davvero, come già abbiamo dimostrato di saper fare a differenza della destra, tutta chiacchiere e distintivo, capace solo di farla crescere, azzerando gli investimenti. Cominceremo dunque da lì, e insieme, da subito, una riforma fiscale. L’evasione deve pagare, i patrimoni rilevanti e le grandi ricchezze devono pagare. Non può pagare solo chi sta pagando adesso e chi ha pagato fin qui, non si può dare addosso solo al lavoro, ai pensionati, alle famiglie. Ci vuole un fisco orientato all’equità, al lavoro, alla crescita. Noi sappiamo come si fa e lo faremo. Perché sono il fisco e l’evasione, le cose che ci fanno più diversi dall’Europa, anche se nella lettera del Governo non se ne faceva cenno! E le liberalizzazioni, noi le abbiamo fatte, noi le sappiamo fare, ne abbiamo un nuovo elenco pronto e le faremo, perché pensiamo che la flessibilità non la si può chiedere solo ai lavoratori, che non si può scaricare sul consumatore, a piè di lista, i costi e i profitti di chi è protetto, che non si può impedire a un giovane di fare il mestiere che sa fare. Non puoi tenerlo a tirocinio per mesi o anni senza che prenda un euro! E poi il welfare da preservare e riformare. Cominciando dalla precarietà. Lo ripetiamo: un’ora di lavoro stabile deve costare un po’ meno e un’ora di lavoro precario deve costare un po’ di più. Questa è la premessa per dare a un ragazzo la possibilità di arrivare per tempo a un salario decente. Ed è la condizione perché lui e tutti i suoi coetanei abbiano la speranza di una pensione decente. In questa logica, e solo in questa logica, siamo pronti a confrontarci: a discutere delle ricadute in positivo di un meccanismo di flessibilità volontaria in uscita, che può e deve alzare l’età effettiva di pensionamento. Bisogna fare qualcosa per chi cerca il lavoro e non lo trova. Anche a noi piace la Danimarca, la flexicurity di cui in questi giorni il Governo si è improvvisamente innamorato; che costa però tantissimi soldi. La Danimarca noi la stiamo vedendo in cartolina! Da un anno e mezzo è in corso una fase violenta di espulsione dal lavoro. Vogliamo, in aggiunta, incoraggiare i licenziamenti, pensando che questo di per sé migliori il mercato del lavoro? Come si può pensare una sciocchezza simile? Perché non pensiamo piuttosto a crearlo, un po’ di lavoro. Perché non pensiamo alla politica industriale, alla ricerca, alle tecnologie italiane, alle reti, all’efficienza energetica, all’economia verde, al nostro made in Italy a partire dal potenziale che può esprimere il Mezzogiorno! Perché non pensare per il Mezzogiorno a mettere almeno una parte delle residue risorse europee in un programma garantito e automatico per investimenti e occupazione di giovani e donne a cominciare dai giovani laureati? La nostra industria, la nostra agricoltura abbandonata, i servizi, la piccola impresa: vogliamo tornare a occuparcene? Perché il lavoro non cade dal cielo, ma viene da lì. Insomma, riforme! Un progetto di ricostruzione per il lavoro: per il lavoro delle donne e delle nuove generazioni. E riforme per la ricostruzione democratica. Dopo dieci anni di cura populista c’è tutto da risistemare e su tutto abbiamo pronta una proposta. Istituzioni, legge elettorale, federalismo, funzionamento della giustizia, conflitti di interesse e incompatibilità, informazione e Rai tv, ovunque si volge lo sguardo c’è un peggioramento, c’è malfunzionamento, c’è discredito del sistema. Perché era l’altro modello che secondo loro doveva funzionare: quello del “salvatore della patria”, quello del nome sul simbolo, quello del consenso che viene prima delle regole, perché le regole legano le mani al campione; il modello che vive sul nemico e sul capro espiatorio: il magistrato, il comunista, il terrone, l’immigrato, l’euro. Il modello che non conosce la distinzione dei poteri, il modello che comunica ma non governa, perché quel che conta non è fare, è raccontare; non è fare è dire che si fa, è convincere che si sta facendo, è gonfiare con la comunicazione la bolla delle illusioni. Noi da questa piazza lo diciamo all’Italia: questo modello ci ha precipitati nel fondo del pozzo perché non è in grado di decidere nulla, e alla fine il conto lo paghiamo tutti! Ma attenzione. Ci riproveranno, non hanno altra carta che quella! E allora qui diciamo: noi siamo pronti alla battaglia e stavolta il terreno lo imporremo noi! E il terreno sarà un’alternativa chiara: o il modello populista o la riforma della democrazia nel solco della Costituzione. Questa sarà la scelta. O affidarsi di nuovo a un imbonitore o scegliere finalmente un modello che ci riporta alle grandi democrazie del mondo. Perché salvatori della patria non ce ne sono più – abbiamo già dato! – e ci si può salvare solo tutti assieme! Ecco dunque – care democratiche e democratici, amici e compagni che siete qui – la ricostruzione che vogliamo è una ricostruzione civica, morale, economica e sociale. E’ una profonda ricostruzione democratica. Fra poche settimane presenteremo il nostro progetto alla “Conferenza per la Ricostruzione”. Siamo pronti. E del resto cos’altro abbiamo fatto in questi anni, cos’altro stiamo facendo se non predisporre idee e progetti, per l’Italia? Diremo alla “Conferenza per la Ricostruzione” la sintesi del nostro progetto, e sarà un progetto alternativo, un progetto di cambiamento. Pareggio di bilancio sì ma insieme a equità, lavoro e sviluppo. Ci rivolgeremo alle italiane e agli italiani. Chiederemo l’aiuto di tutti per sgombrare le macerie di questi anni. Ci metteremo al servizio di un risveglio collettivo. Proporremo un progetto di governo che sappia parlare alle sensibilità positive, ai movimenti che si sono risvegliati nel Paese. Quello delle donne, innanzitutto. Perché l’autonomia e la dignità delle donne, insieme al loro stare in campo, misurano da sempre il grado di civiltà, di benessere, di un paese. Quando il rispetto per le donne regredisce, quando si umiliano i loro diritti, è il Paese intero che subisce un danno culturale e sociale incalcolabile. Ma insieme, e grazie ai movimenti, abbiamo reagito. Quelle piazze d’Italia di febbraio con la sciarpa bianca sono state un simbolo di riscossa prima di tutto sul piano civile. E ci inchiniamo, un mese dopo la tragedia, alla memoria delle cinque donne morte fra le macerie del laboratorio in cui lavoravano a quattro euro l’ora. Sentiamo tutti la vergogna di quelle morti. Vogliamo dunque un cambiamento che poggi sulle straordinarie risorse femminili di questo Paese. Più donne nel lavoro, nelle carriere. Più donne nelle Istituzioni. Più riconoscenza per la loro intelligenza. E allora diciamo sì a un piano per l’occupazione delle donne a partire dal Sud. Diciamo sì’ alla legge contro le dimissioni in bianco che questo governo ha stracciato. E alle risorse per la scuola pubblica e la cultura. Se faremo tutto questo anche l’economia si rimetterà in moto, si torneranno a fare figli e le famiglie saranno più forti contro la crisi. E soprattutto basta con umiliazione e la retrocessione delle donne! Dignità e rispetto! Sapremo parlare con la forza del riformismo, al richiamo che ci viene dai movimenti che sono cresciuti attorno alla domanda di diritti, in un paese che fatica persino a licenziare una norma di civiltà contro l’omofobia, o riconoscere che un bambino nato qui, di qualsiasi colore sia è un italiano! Movimenti attorno ai beni comuni, a cominciare da quello della legalità e dal bene comune dell’istruzione, della conoscenza, della scuola. Sapremo parlare alle speranze che tornano a fiorire nel Mezzogiorno e che abbiamo visto vivere sui volti e nelle parole dei duemila ragazzi che abbiamo incontrato a Napoli e che faranno con il Partito Democratico un viaggio lungo un anno, un viaggio di formazione, scambio di esperienze e iniziative sul territorio. E ci faremo interrogare dal risveglio di sensibilità religiose che sentono il dovere di una presenza più attiva sul terreno della politica. Stiamo lavorando e vogliamo lavorare ancora per offrire a loro lo spazio di una politica consapevole delle sue responsabilità, della sua autonomia e anche del suo limite, una politica che poggi sul pilastro di un Umanesimo forte, sulla centralità della Persona; una politica che possa unire i credenti e i non credenti appassionati della comune umanità degli uomini, della loro dignità e della loro libertà. Ci metteremo a servizio, non a comando. Chi ha il compito di guidare si mette a servizio, perché il senso del guidatore sta nel viaggio di tutti e non nel suo! Il messaggio fondamentale lo daremo, ho detto, alle italiane e agli italiani. Le alleanze politiche vengono dopo. Perché il più contiene il meno; e perché se non si alza la canzone popolare i cantanti da soli concludono poco! Le alleanze politiche sono dunque per noi la conseguenza, non la premessa, della proposta per l’Italia. Se diciamo ricostruzione, allora diciamo alleanza dei progressisti e dei moderati, diciamo patto di governo per una legislatura di ricostruzione, per sostenere la riscossa del Paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’Europa. E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella! Questa dunque è e resta la nostra proposta: alleanza dei progressisti e dei moderati per una legislatura di ricostruzione. Unità per la ricostruzione. Sappiamo che questa proposta è una sfida per tutti. Per il centrosinistra, per le forze di centro e per lo stesso Partito Democratico. Ma guardando il dramma del Paese tutti devono accettarla! Il Centrosinistra è alla prova della sua credibilità. Tutti, Partito Democratico, SEL, IDV, Partito Socialista ne siamo consapevoli. Vogliamo ne siano consapevoli quelle culture radicali, e quelle culture ambientaliste a cui ci rivolgiamo con amicizia. Nessuno si stupisca che il Partito Democratico dica con forza: non rifaremo l’Unione. Il Partito Democratico è nato dopo, e per correggere quell’esperienza (che pure, adesso si può dirlo, lasciò alla destra 5 punti di avanzo primario, 70 miliardi all’anno che sono stati buttati via) ma non rifaremo quel percorso! Sono contento di poter annunciare qui, a San Giovanni, che abbiamo fatto passi avanti nella costruzione di un centrosinistra di governo; sia nel lavoro programmatico, sui punti più delicati; sia per l’allestimento di un meccanismo del tutto nuovo che garantisca la stabilità della maggioranza parlamentare; sia per i percorsi di partecipazione popolare, per l’indicazione della leadership del centrosinistra e sia, infine, per una proposta politica comune aperta alle forze moderate. Con questo appello alle forze di Centro per un patto di legislatura noi non strattoniamo nessuno. Vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo, per chi voglia mettere in sicurezza i fondamentali del Paese e dargli una prospettiva. La destra non è scomparsa, Berlusconi non è stato e non è una barzelletta. La destra ci sarà, sarà forte e sarà aggressiva, cattiva. Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al Centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il Partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal PD o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria. No. Il primo Partito del Paese non può essere e non sarà mai una ruota di scorta. Abbandonate questa idea, è una illusione! E’ un’idea distruttiva non per noi ma per l’Italia! E se in queste posizioni si annidasse ancora dell’egoismo sociale, l’idea cioè che la nave possa galleggiare facendo bagnare solo quelli della terza classe, ci si convinca finalmente: qui è a rischio la nave e non solo la terza classe! Mentre rivolgiamo questo appello agli altri, sappiamo bene quello che tocca a noi. Ce ne è anche per noi! Per noi che abbiamo osato, unici in Italia, ma in buona compagnia nel mondo, chiamarci Partito e Democratico annunciando con questo la promessa di una riforma della democrazia rappresentativa, della politica, dei partiti; per noi che siamo nati per rompere il muro tra politica e società civile; per noi partito del lavoro, della Costituzione dell’unità della nazione; per noi, c’è una responsabilità da assumere davanti agli italiani. Dopo soli quattro anni, ancora giovani quindi, e con tante cose da migliorare, siamo il primo partito del Paese, non siamo più un esperimento! Davanti agli italiani che vogliono il cambiamento tocca soprattutto a noi prenderci la responsabilità. Siamo all’altezza di questo? I nostri comportamenti, le nostre discussioni sono sempre all’altezza della nostra responsabilità? Sia chiaro: la discussione noi la rivendichiamo, fa parte del nostro progetto di democrazia. O il berlusconismo è così entrato in vena che sembra strano agli italiani che non parli uno solo per tutti? Non è così, in nessuna democrazia del mondo! Non c’è uno che parla per tutti! Il punto è: di che cosa si discute e come si discute. Si deve discutere sui problemi veri, che i cittadini capiscono, e non sui problemi che capiamo solo noi e qualche organo di stampa. Si deve discutere, ma trasmettendo solidarietà e unità sulle scelte che si prendono. E se ci chiamiamo Partito Democratico, vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma che facciamo l’inverso del berlusconismo! E’ perché pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito! Se ci chiamiamo Partito Democratico è perché rivendichiamo un punto di vista politico, autonomo, sulla realtà. Capaci dunque di ascoltare tutti, di dialogare con tutti, di aprirci in modo vero, ma mai di metterci a rimorchio di qualcuno. Per la ricostruzione del Paese noi chiediamo alle Italiane e agli Italiani di essere messi alla prova del governo. Nel passaggio più difficile dell’Italia, dal dopoguerra a oggi, il Partito Democratico avrà il suo vero battesimo. Ci aiuterà una nuova generazione che è già in campo. Mostreremo di saper essere quel Partito riformista e di governo che l’Italia aspetta. Ciò che abbiamo seminato fin qui, con fatica, ma non senza risultati, ci aiuterà a essere un Partito riformista che governa non stando solo nel palazzo, ma stando nel palazzo, nelle piazze e nei luoghi di vita e di lavoro degli italiani. Radicati, presenti nella realtà come un grande partito popolare. Quello che si vede in questa piazza, quello che tornando a casa è pronto a muoversi piazza per piazza, casa per casa, per dire alle italiane e agli italiani: noi ci siamo. Noi siamo con voi. Abbiate fiducia, assieme cambieremo le cose, assieme ce la faremo. L’Italia ce la farà. Viva l’unità per la ricostruzione, viva il Partito Democratico, viva l’Italia.
7 novembre 2011
Grande partecipazione alla Manifestazione nazionale di Roma. Da Siena sono partiti più di 15 Pullman e tantissimi hanno raggiunto la capitale con treno o con altri mezzi. Per vedere le facce dei giovani democratici di siena ecco i seguenti link:
ALBUM FOTOGRAFICO
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.314297218585205.96624.100000147888539&type=1
I GD SIENA SU REPPUBLICA.IT
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/05/foto/manifestazione_pd_cartelli_e_striscioni_anti-silvio-24483130/17/
3 novembre 2011
Cambiare l’Italia, fare spazio al futuro. Perchè andare a Roma il 5 Novembre…
Ecco le prime notizie del lunedì mattina: la disoccupazione giovanile al 29,3%, lo spread oltre i 410 punti, l’inflazione che sale molto più dei salari, il sud che piano piano si allontana sempre più dal nord.
Un Paese con un presente difficile e con un futuro incerto.
Che rischia di far diventare vittime dell’incapacità di una classe dirigente i propri giovani. Quelli che il debito non l’hanno fatto ma se lo sono trovato addosso, e che rischiano di pagarlo tutto con la cancellazione dello stato sociale, dei diritti sul lavoro, del diritto al lavoro, dei beni pubblici, del loro futuro, dell’Europa.
A Roma noi, la generazione dell’Erasmus, grideremo che casa nostra è l’Europa, ma che questa non ci piace: vogliamo quella che sognarono i padri del federalismo, la vogliamo compagna di vita delle persone, non delle lobby, attenta ai cittadini più che agli interessi dei singoli stati membri e della finanza.
Saremo in piazza per dire che la crisi non la può pagare chi lavora e produce, chi studia e chi ha meno, ma che bisogna chiedere un sacrificio prima di tutto a chi ha di più, e alla finanza e alla rendita, a quel pezzo di mondo che si è arricchito mentre la bolla gonfiava ed i salari diminuivano.
Grideremo che Marchionne non può essere il modello, ma neanche un mercato del lavoro come quello che abbiamo, e che la soluzione non può stare nei licenziamenti facili perchè tra poco non ci sarà più nessuno da licenziare. Noi che una pensione non l’avremo mai chiederemo una riforma delle pensioni, ma che serva a garantircene una, non a far quadrare i conti di uno stato che non riesce neanche a far pagare le tasse a chi dovrebbe e spende il doppio degli altri per mantenere gli sfizi di una politica viziata.
Saremo lì a difendere i beni e i servizi pubblici, perchè se sono pubblici coprono il bisogno, mentre quando diventano privati sono regolati dalla possibilità.
Si colorerà di noi quella piazza, delle bandiere arancioni di quelli che considerano i diritti civili come una cosa normale e i coetanei di altri colori cittadini a pieno titolo, quelli che guardano “generazione 1000€” con un pò di invidia e e centrali nucleari come una minaccia a vorrebbero viaggiare sui treni veloci e sulla banda larga. Ci saremo perchè vogliamo che si ricostruisca partendo dall’ambiente e dalla cultura, scioccati dallo spettacolo triste dei muri di Pompei che crollano e dai Paesi portati via dagli alluvioni.
Ci saremo per chiedere una riforma seria della scuola e dell’università, che apra spazio ai giovani insegnanti e ai ricercatori, liberando le energie che altrimenti fuggono all’estero, una riforma che renda la scuola più flessibile e la apra al mondo, valorizzi il merito senza abbandonare nessuno e metta al centro il diritto allo studio, come diritto al futuro.
Insomma, in piazza ci saremo, perchè crediamo che ci sia tanto da fare, ci saremo come per i referendum di giugno, come il 6 settembre ed il 7 ed il 15 ottobre.
Perchè la nostra generazione deve smettere di avere speranza e cominciare ad essere speranza, prendendo in mano la politica e cominciando a occuparsi del proprio futuro, senza conflitti generazionali ma con il protagonismo che deve avere chi in questo mondo ha da passare ancora molto tempo!
Per venire a Roma con noi manda una mail a
generazionedemocraticasi@gmail.com
31 ottobre 2011
AMBIENTE e SVILUPPO, LAVORO, DIRITTO AL SAPERE E ALLO STUDIO, DIRITTI CIVILI, IL FUTURO OLTRE LA CRISI.
Parleremo di questo e tanto altro, provando a ricostruire una politica che sappia dare riposte.
E lo faremo partendo dai giovani. Con i giovani protagonisti.
… Per andare Dritti al futuro, portandoci i Diritti!
Saranno con noi ospiti importanti: ENRICO ROSSI, Presidente della Regione Toscana, ALESSANDRO PEDRETTO, direttore dell’IRPET, FABRIZIO VIGNI, pres.ECODEM, FRANCESCO FERRANTE, resp. na. energia PD, GIANFRANCO SIMONCINI, assessore regionale Lavoro, PAOLA CONCIA, parlamentare PD, ANDREA MANCIULLI, segretario PD Toscana, FAUSTO RACITI, segretario nazionale GD, ACHILLE PASSONI, senatore PD, FEDERICA LAUDISA, osservatorio regionale università Piemonte, e tanti altri.
Per informazioni o iscrizione alla due giorni scrivi a gdtoscana@gmail.com o chiama 340 7722333 Giulio.
I posti letto sono limitati, chi prima arriva meglio alloggia!
La scuola compreso di vitto e alloggio costa 25 euro, per chi invece la sera torna a casa il costo è di 15 euro comprensivo dei 3 pasti. Ovviamente chiunque voglia venire a seguire le sessioni è invitato a farlo, e non pagherà nulla!!
Ecco qua il programma:
–12 NOVEMBRE–
_ore 10.00 “Toscana 2030”
con ALESSANDRO PETRETTO, direttore IRPET
_ore 10.00 1°sessione
SVILUPPO + SOSTENIBILITAʼ=FUTURO
oltre lʼossimoro per un futuro vivibile
FABRIZIO VIGNI, presidente ECODEM
FRANCESCO FERRANTE, resp. energia PD
coordina DANIELE MAGRINI, direttore Toscana TV
__a seguire BOTTA E RISPOSTA, le domande dei GD.
_ore 15.00 2°sessione:
CHI NON LAVORA NON FA LʼAMORE.
Sfide ed opportunità per le nuove generazioni.
ACHILLE PASSONI, Senatore PD.
GIANFRANCO SIMONCINI, ass.regionale Lavoro.
risponderenno alle domande di giovani lavoratori,
imprenditori e precari.
coordina GIUSEPPE BONURA, resp. Lavoro GD TOSCANA
__a seguire BOTTA E RISPOSTA, le domande dei GD.
_ore 20.00 3°sessione
LARGO AI DIRITTI.
Riportare lʼItalia in Europa. Apericena con
PAOLA CONCIA, parlamentare PD
ALESSANDRO MAGGI, pres.Arcigay Siena
_a seguire @22.30 HAPPY FAMILIES.
La festa dei diritti al locale TOUCHEʼ.
–13 NOVEMBRE–
_ore 10.00 4°sessione:
ANCHE LʼOPERAIO VUOLE IL FIGLIO DOTTORE.
Diritto al sapere, diritto allo studio.
FEDERICO NASTASI, coord. nazionale RUN
FRANCESCA LAUDISA, Oss. università Piemonte
DONATO MONTIBELLO, resp.Sapere PD
coordina GAETANO CARAVELLA, resp.Univ. GD TOSCANA
_ore 15.00 ASSEMBLEA REGIONALE FDS:
DARIO COSTANTINO, coord.nazionale FDS
NICCOLOʼ GUICCIARDINI, cons.prov.SI
coordina ANDREA VIGNINI, coord. FDS Siena
_ore 17.00 FUTURO:LO SPAZIO DEL PD.
ENRICO ROSSI, pres. Regione Toscana
ANDREA MANCIULLI, segr. PD Toscana
FAUSTO RACITI, segr. nazionale GD
coordina ANDREA GIORGIO, segr. GD Toscana
DOVE: palazzo Patrizi, via di Città 75 Siena
ALLOGGIO: Hotel Moderno, via Peruzzi 19, Siena
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TI ASPETTIAMO!!
25 ottobre 2011
25 ottobre 2011
Perché una campagna di sensibilizzazione sulla cedolare secca e la lotta agli affitti in nero.
La campagna nasce dalla constatazione della drammatica situazione in cui versano gli studenti (soprattutto fuorisede) in tema di politiche abitative.
In un epoca in cui la nostra generazione vede negata ogni minima possibilità di accesso al mondo del lavoro per la costruzione di un futuro stabile,il problema della casa assume caratteri di particolare gravità per intere fasce di popolazione (single, giovani coppie, famiglie con redditi bassi ma anche medi) che non riescono in alcun modo a sostenere i livelli di affitti richiesti in molte zone delle città sedi di università.
Secondo dati SUNIA a Firenze i valori degli affitti sono tra i più cari d’Italia, le stanze singole raggiungono anche i 650,00 euro; appartamenti molto grandi, quattro stanze, vengono affittati anche a oltre 3.000,00 euro. A Pisa una camera singola costa 300,00/350,00 euro (400,00 in zone particolarmente centrali) e per un appartamento in zona semicentrale destinato a 3 o 4 persone vengono chiesti circa 1.000,00 euro.
Accanto all’eccessivo prezzo richiesto per gli affitti si pone con eccezionale attualità il problema di avviare una seria lotta contro il fenomeno degli affitti in nero.
Secondo un’indagine del Codacons, il 95% delle case affittate su tutto il territorio italiano a studenti universitari risulterebbero in nero per evadere il fisco.
Soprattutto per i contratti transitori di breve-medio periodo sono molti gli inquilini che non hanno un regolare contratto d’affitto e che ogni mese si ritrovano a pagare ai proprietari della casa in cui vivono un affitto in nero, le stime parlano di 500mila contratti di affitto irregolari. Spesso questa situazione è accettata da entrambe le parti: i proprietari evitano di pagare le tasse per la registrazione del contratto oltre quelle per il reddito percepito dalla locazione dell’immobile e gli inquilini in cambio pagano un canone leggermente inferiore a quello che gli verrebbe richiesto in caso di contratto regolare. Ma le cose potrebbero cambiare proprio grazie alle denunce degli inquilini.
La lotta agli affitti in nero riguarda non solo le abitazioni, ma anche case vacanza e singole stanze date agli studenti che scelgono di frequentare un’Università lontana rispetto alla propria residenza e alla casa familiare.
In Toscana su un totale di 115.000 iscritti circa 33.000 sono studenti non residenti ( Fonte MIUR). Tra questi 33.000 circa 11.000 sono studenti titolari di borsa di studio. Sono 8.227 i borsisti fuori sede di cui solo la metà (4.100) riesce a fruire del posto alloggio messo a disposizione dall’ARDSU.
L’impegno dei Giovani Democratici nella difesa del Diritto allo Studio Universitario sancito dalla Costituzione non può limitarsi soltanto agli studenti svantaggiati ma deve riguardare l’intera categoria.
La campagna di sensibilizzazione sulla cedolare secca ha l’intento di fornire a tutti coloro che hanno un affitto in nero tutte le informazioni e l’assistenza tecnica necessaria per denunciare la loro situazione ed accedere a un contratto regolare di affitto a prezzi bassissimi ( fino al 90% di sconto). Dal 6 giugno (termine ultimo per i proprietari per regolarizzare i contratti al nero) migliaia di giovani (studenti e non ) hanno uno strumento concreto per uscire dall’illegalità e costringere i proprietari di casa a regolarizzare i contratti e a dichiarare i redditi provenienti dalle locazioni, pena pesanti sanzioni amministrative e l’obbligo di stipulare contratti di durata fino a 8 anni a un canone mensile inferiore fino a dieci volte rispetto a quello praticato.
In particolare il nuovo regime fiscale della cedolare secca si presenta particolarmente vantaggioso sotto un duplice profilo:
L’esigenza di avviare questa campagna di sensibilizzazione si pone in continuità con il lavoro svolto finora dal Coordinamento Gd sull’Università in tema di Diritto allo Studio Universitario e rappresenta l’intento di valorizzare i Giovani democratici quali soggetti in grado di recepire le istanze provenienti dagli studenti, dar loro voce e tutela.
Che cos’è la cedolare secca – Normativa e FAQ
Istruzioni per la denuncia del contratto in nero
Referenti, contatti e link per scaricare la modulistica

24 ottobre 2011
Contributi affitti per i giovani: si parte. La delibera che dà il via al pacchetto di interventi per complessivi 45 milioni di euro, da erogare nel triennio 2011-2013, per aiutare i giovani che vivono in Toscana a pagare l’affitto e lasciare la famiglia, prevista dalla Regione nella legge finanziaria del 2011 (legge regionale 25/2011) è stata approvata ieri dalla giunta regionale.
La delibera stabilisce i criteri per l’erogazione del contributo. Ai primi di novembre verrà aperto il bando per l’assegnazione della prima tranche di 15 milioni di euro. Gli interessati avranno 60 giorni di tempo per presentare la domanda.
Interessati giovani dai 25 ai 34 anni che vivono in Toscana
L’intervento è diretto ai giovani in età compresa tra i 25 ed i 34 anni (con priorità per la fascia 30-34 anni), residenti in Toscana da almeno 5 anni presso il nucleo familiare di origine.
Contributo da 150 a 350 euro al mese per 3 anni
E’ previsto un contributo variabile da 1.800 a 4.200 euro all’anno (da un minimo di 150 ad un massimo di 350 euro al mese) a seconda delle fasce di reddito e tenendo conto della presenza e del numero di figli. I fondi verranno distribuiti a chi contrae un regolare contratto di affitto, non transitorio, nel territorio toscano, singolarmente o in qualunque forma di convivenza e con priorità per le coppie con figli.
La durata massima del finanziamento è di tre anni. Per ogni contratto di locazione è ammesso un unico contributo.
Circa 10 mila i giovani toscani potenzialmente interessati
La somma stanziata permetterà di erogare contributi ad almeno 10 mila soggetti o nuclei familiari.
Residenza: in Toscana e in famiglia da almeno 5 anni
· Età compresa tra 25 e 34, con priorità alla fascia tra 30 e 34 anni
· Residenza in Toscana da almeno 5 anni presso la famiglia di origine
· Titolarità di un reddito complessivo Irpef non superiore a 35 mila euro e appartenenza ad un nucleo familiare di origine con un reddito non superiore a 40 mila euro (Isee) alla data di presentazione della domanda di contributo. I redditi sono quelli riferiti all’anno precedente a quello di presentazione della domanda
· Intenzionati a sottoscrivere un regolare contratto di locazione a carattere non transitorio di immobile, situato nel territorio della Toscana, da destinare a prima abitazione
· Non titolarità di altri contributi o benefici pubblici erogati per la medesima finalità
· Non titolarità, per una quota superiore al 30 per cento, di diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su immobili a destinazione abitativa siti sul territorio nazionale
Famiglia di origine con Isee non superiore a 40mila euro
· Per nucleo familiare di origine si intende quello composto da genitori, parenti (ad es. nonni) o affini (es. suoceri) entro il secondo grado.
· Per “emancipazione dalla famiglia di origine” e “autonomia abitativa” si intende la costituzione da parte dei giovani di un proprio nucleo familiare avente una delle seguenti composizioni:
a) nucleo monoparentale con figli (famiglia di 1 solo genitore con 1 o più figli conviventi a carico)
b) coppia coniugata o convivente more uxorio
c) coppia costituita da giovani che provengono da due distinti nuclei familiari di origine
d) persone singole, compresi i separati legalmente (sentenza del Tribunale)
e) due o più giovani non legati da rapporti di parentela intenzionati a costituire una solidale coabitazione e a condividere gli oneri e le responsabilità riguardanti la locazione e la complessiva conduzione dell’alloggio
Coppie sposate o di fatto o gruppi di giovani: ecco i requisiti
· Per le coppie (b, c) i requisiti devono essere rispettati da entrambi i giovani, ad eccezione della residenza. Uno dei giovani può non essere residente in Toscana
· Il limite massimo di reddito del nucleo familiare è:
– 45 mila euro in caso di nuclei familiari (coppie spostate o di fatto – lettere b e c) e di due richiedenti di cui alla lettera e)
– 55.000 in caso di tre o più richiedenti (lettera e)
Tre fasce di reddito: minima, intermedia, massima
Il contributo sull’affitto sarà più alto se la fascia di reddito a cui appartiene il giovane, o la coppia, o il gruppo è più bassa. Diminuisce con l’aumentare del reddito. Tre le fasce di reddito: minima, intermedia e massima:
Il contributo aumenta con il numero di figli
Il contributo al pagamento del canone di locazione varia da un minimo di 1.800 (150 euro al mese) ad un massimo di 4.200 euro all’anno (350 euro al mese) ed è articolato in rapporto alla presenza di figli e alle fasce di reddito così come segue:
Il numero verde di Giovanisì è 800 098719
Delibera n. 861 del 10 ottobre 2011 (Legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 (Legge finanziaria per l`anno 2011 – articoli 118 bis e 118 ter – Misure a sostegno dell`autonomia abitativa dei giovani. Intervento di sostegno al pagamento del canone di locazione. Indirizzi e criteri per la predisposizione dei bandi)
Allegato A – Indirizzi e criteri per la predisposizione dei bandi
Comunicato stampa di Laura Pugliesi, Toscana Notizie
24 ottobre 2011
AMBIENTE E SVILUPPO, LAVORO, DIRITTO AL SAPERE E ALLO STUDIO, DIRITTI CIVILI, IL FUTURO OLTRE LA CRISI.
Parleremo di questo e tanto altro, per costruire una politica che torni a risolvere problemi, partendo dai giovani.
Lo faremo assieme ad ospiti importanti, in una due giorni in cui saremo i protagonisti assieme a loro.
Saranno con noi ENRICO ROSSI, presidente Regione Toscana, ALESSANDRO PETRETTO, direttore IRPET, ANDREA MANCIULLI, segretario PD Toscana, FABRIZIO VIGNI, presidente ECODEM, FRANCESCO FERRANTE, resp. Energia PD nazionale, PAOLA CONCIA, parlamentare PD, GIANFRANCO SIMONCINI, Assessore Regionale al Lavoro, FEDERICA LAUDISA, Osservatorio Regionale Università del Piemonte, FAUSTO RACITI, Segretario Nazionale GD e tanti altri.
A breve il programma completo, con tutte le informazioni logistiche per vitto, alloggio ed iscrizione.
Per info gdtoscana@gmail.com
19 ottobre 2011
Il Partito Democratico e i Giovani Democratici della provincia di Siena promuovono una serata di raccolta fondi per La Isla Foundation – Nicaragua, con una cena A OFFERTA LIBERA,
ed a seguire dibattito con:
Viola Cassetti – La Isla Foundation, coordinatrice generale
Jason Glaser – La Isla Foundation, fondatore e direttore
… Giulio Carli – segretario unione comunale PD Siena
Franco Ceccuzzi – sindaco di Siena
Simone Bezzini – presidente della Provincia di Siena
Coordina Bianca Bartoli – responsabile politiche e cooperazione internazionale del comitato politico provinciale del PD di Siena
Info e prenotazioni cena: 0577 229 256 – ferraro@sienapartitodemocratico.it
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LA ISLA FOUNDATION
CHI SIAMO
La fondazione nasce nel 2008, quando un gruppo di documentaristi impegnato in un progetto sulle condizioni di lavoro nelle grandi coltivazioni agroindustriali in America Centrale viene a conoscenza di un’epidemia silenziosa di insufficienza renale cronica (IRC) nelle comunità attorno a Chichigalpa, nel nord-occidente del Nicaragua. L’epidemia è diffusa soprattutto tra i lavoratori della canna da zucchero dell’impresa Ingenio San Antonio, praticamente unica fonte di impiego della zona. Il nome, La Isla, viene da una delle 5 comunità de El Guanacastal Sur, soprannominata “l’isola delle vedove”.
VISIONE E MISSIONE
La missione de La Isla Foundation è di sensibilizzare i consumatori globali sulle condizioni di produzione di due tra i principali beni di uso e consumo (alimenti e energia) e creare un contatto diretto con gli stessi produttori. Grazie agli aiuti diretti, alla promozione e creazione di alternative autonome di sviluppo economico e sociale per le famiglie colpite dall’epidemia di IRC, La Isla Foundation appoggia e sostiene le comunità della zona de El Guanacastal Sur, in Chichigalpa.
PROGETTI COMPLETATI e PROGETTI IN CORSO
In questi anni la fondazione ha lavorato insieme alle istituzioni locali, all’università nicaraguense e ad altri organismi internazionali nello sviluppare diversi progetti. Con l’UNAN-Leon (Universita Nazionale Autonoma del Nicaragua di Leon) ha condotto tre studi scientifici: prevalenza della malattia (in quanto non esistevano dati al riguardo: lo studio ha rivelato che il 70% degli uomini e il 30% delle donne di Chichigalpa è affetto da IRC); diritti umani; salute mentale. In base ai risultati degli studi e alle consultazioni coi membri della comunità, La Isla Foundation ha progettato 3 programmi di intervento diretto (in attesa di fondi): studio di causalità della insufficienza renale; un osservatorio sui diritti umani; un progetto di salute mentale con gruppi di aiuto e programma radio informativi.
Al tempo stesso, la Fondazione ha lavorato con la comunità e nella comunità con vari progetti: restauro delle infrastrutture scolastiche, installazione di latrine secche, creazione e appoggio di una cooperativa di donne per garantire loro accesso a nuove capacità professionali; corsi di inglese per bambini e adulti, corsi di computer, laboratori pomeridiani con i bambini (sport, disegni, lettura, braccialetti).
Altri progetti futuri:
Corsi di saldatura per i giovani della comunità (perche abbiano capacita lavorative che gli permettano di non lavorare nel campo della canna), cooperativa di cucito delle donne, laboratorio informatico, programma radio-educativi sull’IRC, progetto di agroecologia, impianto di aqua potabile.
Jason Glaser, fondatore e direttore
Ho studiato cinema e fotografia al Columbia college di Chicago e ho lavorato nella televisione e nel cinema per la maggior parte dei primi dieci anni della mia carriera.
Nel 2008 mi si è presentata l’opportunità di dirigere un documentario sull’uso dei pesticidi nella produzione agricola intensiva dei paesi in via di sviluppo. Il documentario ha portato al progetto www.bananalandmovie.com
Dopo tutto ciò che ho visto mentre giravo il documentario ho deciso che dovevo fare di più e con i miei partner nicaraguensi ho avviato la fondazione “La Isla Foundation”, un primo passo per soddisfare i bisogni degli agricoltori del centro e sud America.
Ho dimostrato la mia dedizione al paese guidando un’operazione di salvataggio dopo che l’uragano Felix aveva decimato la popolazione della costa di Miskito – è una grande storia di velocità decisionale e soluzione creativa dei problemi, se mai avrete cinque minuti.
Un giorno, prima di morire, spero di avere del tempo per fare surf.
Viola Cassetti, coordinatrice generale
Viola è un’antropologa e ha ottenuto il suo diploma in Diritti e Sviluppo al Goldsmith College dell’università di Londra. È stata difensore dei diritti umani a Bologna mentre conseguiva la laurea. Durante i suoi studi post-lauream a Londra, ha fatto parte di Organizzazioni Non Governative focalizzate su diritti umani, commercio equo e solidale e sostenibilità ambientale. È anche una danzatrice professionista nel classico e nel moderno e si è esibita in molti teatri in Italia, a Londra e in Nicaragua.
Viola è arrivata in Nicaragua come volontaria per “La Isla Foundation” nel febbraio 2011. Si è innamorata di quella terra e delle persone che lavoravano con lei, così ha deciso di restare. È ora coordinatrice generale di “La Isla Foundation”.
12 ottobre 2011
Mercoledì 12 ottobre, ore 21.30 presso Sezione Pd Piazza Arnolfo, proiezione del film ‘Berlinguer ti voglio bene’ (Berlinguer ti voglio bene è un film del 1977 diretto da Giuseppe Bertolucci, e interpretato da Roberto Benigni. Il film fu girato in soli 28 giorni nel maggio-giugno 1977 a Prato, nelle frazioni di Vergaio , paese d’infanzia di Benigni). L’INIZIATIVA è PROMOSSA DAL COORDINAMENTO COMUNALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI DI COLLE DI VAL DEL D’ELSA, VI ASPETTIAMO NUMEROSI PER UN PICCOLO APERITIVO E LA PROIEZIONE!