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di generazione democratica

15 dicembre 2011

‘Due euro e novanta’, dal sito gdtoscana.it

Riportiamo qui di seguito il post di Gipi su ilpost.it.

Ho preso ad andare tutte le mattine a fare colazione in questo barrino. Un barrino, in pisano è un piccolo bar. Ora lo sapete.
A quell’ora, nel bar, che sta su una statale, niente di rustico o romantico, ci sono le persone che vanno a lavorare. Sicuramente ci sono due ragazze che lavorano da una parrucchiera. Almeno tre muratori e un elettricista. Forse un maestro di scuola. Alcuni pensionati, una signora che cammina come un pistolero. Non ho parlato con nessuno di loro, sono una comunità, per conto proprio, io sono nuovo. Entro, mangio i cornetti e bevo il cappuccino. Spesso c’è una lotta per l’unico quotidiano disponibile: il Tirreno. Tutti mandiamo sguardi al tavolo che ospita il giornale e a chi lo sta leggendo, sembriamo iene in attesa che il leone di turno si allontani dalla carogna. Se il leone di turno è la signora con il telefonino dentro l’orecchio l’attesa è inutile. Legge molto lentamente. Almeno per la durata che passa tra ladomanda di un cappuccino e un cornetto di pasta sfoglia, un altro cornetto di pasta sfoglia, un bicchier d’acqua, ed un “quant’è? Due euro e novanta .”
Se c’è lei a leggere il giornale è inutile gironzolare per la savana. Ieri non c’era il Tirreno. C’era “Il Giornale” sul tavolo. Non so perché. C’era uno sciopero? “Il Giornale” non lo toccava nessuno. Qualcuno ha letto i titoli della prima pagina, ma restando in piedi, dondolando sulle piante dei piedi, cappuccino e cornetto in mano, sguardo dall’alto, sui caratteri della prima pagina. Non ero io, era un signore. Non lo avevo mai visto prima. Questa mattina però era tornato il Tirreno. Ma era occupato. Ho fatto la iena per un po’, poi ho preso la gazzetta dello sport.
Una settimana fa una ragazza era stata aggredita. Una delle due inservienti della parrucchiera. Non ho capito quale delle due. La sera prima era tornata a casa, aveva parcheggiato l’auto e stava camminando verso il cancellato di casa quando due mani l’hanno afferrata, da dietro. Nel
la mia immaginazione le mani le sono finite sulle tette ma questo è un dettaglio che ho immaginato io, credo.
Nessuno sa perché quelle mani la abbiano afferrata da dietro, in piena notte, se per rapina o peggio, fatto sta che lei ha mollato una gomitata, si è divincolata ed è scappata in casa. L’ombra che l’ha assalita è scomparsa senza emettere un fiato, senza fornire nessun elemento di riconoscimento.
Nel barrino, la mattina dopo, la signora che cammina come un pistolero ha detto che quando c’era “lui” queste cose non succedevano, perché Mussolini e Hitler (mi è piaciuto che abbia aggiunto Hitler, Hitler, poverino non lo cita mai nessuno in queste occasioni) non permettevano che queste cose succedessero. In più, ha aggiunto, le ragazze stavano a casa. Alle undici di sera, a casa, a quei tempi.
Mica in giro a farsi stuprare.
La signora che sembra un pistolero è di bassa statura, ha le gambe arcuate come se avesse cavalcato l’Arizona in lungo e in largo e porta scarpe basse e calze opache chiare.
Ha una voce baritonale molto potente, un accento pisano marcato, ma di quel pisano di provincia, che ha sempre un fondo di lamento per la vita intera, come se soffrisse per l’esistenza stessa della materia o per la mancata scoperta (ancora!) del suo contrario.
“Oioi” e “oimmena” che si infilano tra parole e frasi. Suoni che danno ritmo al discorso, ma un ritmo negativo, fatto di sconfitta, pause dalle quali si intravede una fine triste, distante e ineludibile, in un qualche reusorio pieno di rimpianti.
Oioi. Quando
Mussolini e Hitler si sono palesati sulla statale, a riportare l’ordine, io stavo bevendo il cappuccino con il cornetto di pasta sfoglia. Non che lo ricordi con precisione, ma visto che faccio colazione allo stesso modo, da sempre, posso testimoniare senza pericolo di cadere in fallo. 
“Ne è sicuro? Pasta sfoglia?”. 
“Assolutamente Brigadiere. Pasta sfoglia.”
Era mattina, molto presto, ancora mi dormivano le cispe accucciate nella lacrima dell’occhio e mi sono ritrovato con Hitler e Mussolini intorno. Non ho resistito. La bocca si è mossa da sola ed ho pregato la signora non di chetarsi, non mi permetterei, ma di rimandare l’elogio del nazifascismo a più tardi. Magari alle dieci. Non a quell’ora. Non appena svegliato, per favore, le ho chiesto. Si è scusata. Ha aggiunto pure che lei di quelle cose, tra l’altro, non ne sapeva nulla, che al tempo del fascismo non era neppure nata e che insomma, diceva così per dire. Io, che apprezzo sempre l’utilizzo del nazismo nelle frasi “così per dire” l’ho ringraziata del buon cuore. E poi tutti hanno parlato dell’aggressione alla parrucchiera, sottolineando che non si vive più, che “quelli lì” non fanno più far vita a nessuno. Oioi. Ti pigliano, ti stuprano, di notte e di giorno, oimmemei. Le due mani nella notte, erano, chiaramente, di quelli lì. La statale del barrino, quella dove abito, è una via molto trafficata. Intorno a me, nelle famiglie dei vicini, tutti hanno avuto dei morti per cancro. Si respira aria di camion tutto il giorno e si può essere investiti con facilità ma nessuno era mai stato aggredito o stuprato. Eppure, oimmemei, non si vive più, da quando ci sono quelli lì. La discussione è durata tanto. Non so quanto in verità perché a un certo punto ho pagato e sono uscito. Secondo me “quelli li” erano tunisini. Ma è un’ ipotesi. Io li odio i tunisini. Questa mattina non c’erano discussioni di sorta. Tutto era pacifico. All’inizio il giornale era nelle mani di un signore e mi sono accontentato della Gazzetta dello sport, dove c’era una storia interessante di calciatori e cocaina. Le persone sono arrivate, le solite, come sempre, anche la pistolera. Hanno parlato del freddo, della neve che forse arriverà ed era ora, visto che questo non sembra neppure un inverno, e queste nuove tasse che ci rovineranno tutti , ohioi, ed ognuno ha fatto colazione come gli piaceva. Io ho preso un cappuccino e due cornetti di pasta sfoglia. Ho salutato. Non c’era motivo di trattenersi, non c’erano discussioni interessanti alle quali partecipare.

Ieri a Firenze sono stati uccisi due ragazzi senegalesi. Un terzo ferito gravemente, sta tra la vita e la morte.
Il terzo, devo aggiungere, quello tra la vita e la morte, sparato da una 357 magnum, abita proprio lì.
A pochi metri dal barrino.
Due euro e novanta.

14 dicembre 2011

‘Firenze: uccisi due Senegalesi. Neofascismo. Non pazzia’, di Andrea Giorgio

Strano il Paese in cui se a uccidere è un islamico resta un islamico, se invece è un fascista si trasforma in un pazzo. Eppure c’è della pazzia nel razzismo in voga nella nuova destra, che semina “centri sociali” in giro per le nostre città e predica “cultura non conforme”. C’è della pazzia in chi ha bisogno di negare gli altri per affermare sè stesso. E tanta debolezza in quei ragazzini e non solo che cantando “cinghiamattanza” confondono la goliardia con le idee folli e antistoriche che li circondano.
Ieri un ragioniere di 50 anni, attivista di CasaPound a Pistoia ha sparato in pieno centro a Firenze.  Non a caso, ma contro dei senegalesi che facevano gli ambulanti, prima in Piazza Dalmazia, dove ne ha ucciso Mor e Modou, poi al mercato di San Lorenzo.
Un folle si dirà, che in molti dei suoi scritti rilancia la teoria antisemita del complotto mondiale degli ebrei e le tesi negazioniste sull’Olocausto. Casseri Gianluca sognava di essere il “nuovo Breivik” ,ed era un volto noto alle forze dell’ordine per essere stato fermato a diverse manifestazioni di estrema destra. Un “eroe” al quale adesso i camerata dedicano frasi di solidarietà e ammirazione sui forum dell’estrema destra.
Un pazzo assassino? Un caso isolato? No. E’ il frutto di un’ideologia priva di fondamento, fatta di odio verso il diverso, coltivata da chi utilizza la paura per fare proseliti, inneggiando a teorie antistoriche e antiscientifiche. Un episodio che avviene a pochi giorni dal rogo al campo Rom di Torino, l’ennesimo episodio di violenza, giustificato da alcuni con l’esasperazione dei cittadini italiani contro la comunità rom, esplosa davanti alla notizia dello stupro di una sedicenne. Che in realtà si era inventata tutto.
Razzismo, intolleranza e inciviltà. Neofascismo insomma. Frutto forse, più che di altre cose, del lassismo di una politica e delle istituzioni che poco hanno fatto in questi anni per educare la cittadinanza e reprimere chi portava in giro le sue idee malsane. Non tanto tempo fa denunciavamo le azioni dei centri sociali di destra sui nostri territori, siamo andati in giro di notte a cancellare i simboli di odio dai muri delle città, ne abbiamo condannato le celebrazioni e le idee. A volte troppo in solitaria. “Sono marginali”, “non fanno male a nessuno”, queste spesso le reazioni. Invece no: chi predica l’odio, l’intolleranza, la violenza spesso, non può essere legittimato.
Adesso il clima è teso e le violenze aumentano nelle nostre città. Tocca alla politica ed alle istituzioni mettersi a lavoro. Noi faremo la nostra parte, con ancora più impegno nella campagna “Italia sono anch’io” ad esempio, strumento importante per l’affermazione dei diritti di cittadinanza degli stranieri. E poi con le proposte che faremo girare nei consigli comunali per il coinvolgimento delle comunità straniere nell’amministrazione, e con tutte le iniziative che portiamo avanti nei nostri territori per diffondere e rafforzare quei valori di tolleranza e rispetto che sono alla base di una società più giusta.
Rinnoviamo la loro piena solidarietà alla comunità senegalese e la vicinanza ai famigliari delle vittime.
Proviamo anche a fare qualcosa di più, mettendoci a disposizione per queste battaglie di civiltà.

13 dicembre 2011

‘L’integrazione è civiltà’, di Giuseppe Montalto

Titolo: L’integrazione è civiltà.

L’Italia sono anche loro. L’Italia non è solo di chi ha antenati Italiani, ma l’Italia è anche di chi ci lavora, di chi vi frequenta le scuole, di chi ama questa terra da sentirsene parte. Si parla dei cosiddetti “stranieri” almeno così li definisce la legge. L’argomento è stato trattato di recente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma era già da tempo sotto l’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto del comitato “L’Italia sono anch’io”, che sta promuovendo questa campagna con una mole di lavoro non indifferente. Bisogna finalmente aprire gli occhi e capire che chi viene da altri paesi non è una minaccia ma che anche grazie a loro abbiamo una speranza per il futuro. Gli stranieri in Italia aumentano sempre di più, lavorano da noi, pagano le tasse, studiano da noi, condividono le nostre aspirazioni di crescita. E mentre noi tutti siamo occupati ad incolparli per lo scarso lavoro che ci rubano, per le violenze e l’evasione fiscale, loro sono lì che lavorano in regola pagando le tasse, che vanno a scuola ricevendo così una formazione per potere aiutare il nostro paese. Mentre siamo lì che diciamo che ci rubano il lavoro noi non abbiamo un’occupazione perché crediamo che lavorare in un ufficio od occupare una poltrona sia più dignitoso rispetto ad altri lavori. Mentre siamo lì che li facciamo mandanti di qualsiasi violenza non pensiamo alle nostre associazioni mafiose che abbiamo anche esportato all’estero. Mentre vediamo loro come una minaccia non vediamo che sono con i nostri bambini a condividere sogni di crescita e futuro. Mentre diciamo che non si integrano noi siamo lì che sputiamo sentenze senza neanche aver mai scambiato una parola con loro. Forse è comodo trattarli così perché facendoli sentirei inferiori ci sentiamo in diritto di chiedere loro tutto anche di lavorare per 10 euro al giorno; è inutile nascondersi, a noi fanno comodo così come sono, senza diritti. È vero le problematiche non mancano ma questi ostacoli si possono superare con l’integrazione ed è per questo che bisogna mettere da parte i soliti pregiudizi. Oggi prendiamo coscienza che possiamo fare qualcosa e che l’integrazione è fondamentale per il futuro del paese. Per questo il giorno 18 Dicembre dobbiamo andare tutti presso il circolo Arci di Montalcino a firmare le 2 proposte di legge promosse da <<L’Italia sono anch’io>> che prevedono il diritto alla cittadinanza ai bambini nati in Italia anche se da genitori stranieri e il diritto di voto agli stranieri da 5 anni in Itala a votare alle elezioni amministrative. Con questo gesto possiamo iniziare un processo di civilizzazione di cui tanto ci vantiamo ma di cui siamo sprovvisti.

 

Montalto Giuseppe Segretario GD Montalcino

12 dicembre 2011

CENA RACCOLTA FONDI PRO LUNIGIANA

I Giovani Democratici di Siena organizzano una cena di raccolta fondi a favore degli alluvionati della Lunigiana.

Un’iniziativa che sta coinvolgendo l’organizzazione in tutta la Toscana (vedi il calendario degli appuntamenti su www.gdtoscana.it).

Un’occasione per stare insieme e fare un gesto importante.

Il costo della cena è di 15 euro.

Si accettano prenotazioni sul nostro profilo FaceBook e all’indirizzo e-mail generazionedemocraticasi@gmail.com.

L’appuntamento è per DOMENICA 18 DICEMBRE ORE 20 presso il Circolo Arci di Bettolle(Sinalunga), via Mazzini n3.


Un abbraccio e Buone Feste, Giovani Democratici Siena

6 dicembre 2011

‘Italia paradiso dell’illegalità?NO GRAZIE!’, di Valeria Donato

Uno dei maggiori problemi dello stato italiano è, oltre ad un Debito Pubblico abnorme, l’evasione fiscale: sono ben 28 miliardi e 888 milioni gli euro evasi al Fisco in Italia, secondo un dato riportato nell’Agosto 2011 dal Sole 24 Ore, dato che, oltre a palesarsi per la sua gravità ci indica che l’Italia, in qualità di Stato moderno sta, progressivamente sgretolandosi;  infatti è proprio attorno alla politica fiscale che si considera nato lo Stato moderno e, paradossalmente, è proprio al perpetuo dissolversi di questa politica che molti, attribuiscono il crollo del Sistema Stato. Ma credo che la nostra riflessione debba essere più profonda, vada cioè ad intaccare le radici del sistema giuridico italiano: se, dunque, consideriamo uno dei principi cardine della nostra democrazia la giustizia, dal latino iustus ovvero giusto, come possiamo accettare la realtà che ci circonda? O meglio, come possiamo, nella lotta che ogni giorno compiamo nella difesa dei nostri diritti, non tutelarne uno inalienabile quale è, appunto, la giustizia? Probabilmente perché, ad oggi, in pochi ci tengono a ricordare che potrebbe essere proprio la giustizia il termine guida per uscire dalla crisi che stiamo attraversando.

È stato molto difficile in questo periodo, prolifero indubbiamente di notizie e sconvolgimenti politici, cambi di Governo, fiducie in Parlamento seguite da sfiducie nei mercati, attenzione all’Europa e, purtroppo, disinteresse per la primavera araba, riuscire a seguire con attenzione tutte le vicende, tanto che pare, agli occhi degli italiani, sia passato un poco inosservato il caso Enav/ Finmeccanica, un insieme cioè  di accuse per tangenti, fondi neri e clientelismo, che ha coinvolto non solo tutta la classe dirigente della Holdings ma anche, cosa affatto nuova, il mondo della politica, anche se ci tengo a precisare, un “certo” mondo della politica italiana.

Potremmo ritenere legittimo il fatto che, alla luce della grave situazione in cui versa l’Italia, alcuni partiti e movimenti politici scelgano, anziché giustificare la loro appartenenza a questo tipo di accuse,  di spostare l’attenzione verso problemi di natura economica, come ad esempio le misure anticrisi italiane ed europee:  eppure così non è, basti pensare alla accesa discussione che è stata affrontata  per la nomina dei viceministri e sottosegretari, indubbiamente importante ma, tenendo conto della gravità delle accuse riguardanti il caso Finmeccanica, di minore rilevanza;  vieni dunque naturale domandarci perché, ancora oggi nessun indagato, soprattutto Parlamentare, si sia adoperato  a spiegare a noi cittadini come abbia potuto violare, così impunemente, il principio fondatore della Repubblica Italiana, ovvero la giustizia.  E’infatti proprio questo che è successo in queste settimane, anche se ad uno sguardo più attento sarebbe legittimo dire che è quel che succede da almeno 20 anni, e cioè si viola, apertamente e reiteratamente il principio di giustizia che dovrebbe guidare qualsiasi democrazia: come si può, pertanto, parlare di giustizia, cioè di volontà di riconoscere a ciascuno i suoi diritti e i suoi doveri, se in primis le autorità pubbliche o i nostri Parlamentari dimenticano il rispetto dei loro doveri abusando, invece dei loro diritti? Come possiamo usare ogni giorno il termine giustizia senza renderci conto di quanto questa sia sottostimata?

La giustizia è infatti il concetto più studiato, assieme all’amore e alla vita, dai filosofi, probabilmente perché è un concetto talmente nobile e utopico che è difficile darne un’interpretazione univoca: difatti, il termine giustizia, direttamente e indirettamente è quello che più ricorre nel nostro quotidiano e nelle nostre lotte; si parla di giustizia sociale quando si chiede una più equa tassazione, un trasporto pubblico più efficiente, si parla di giustizia quando si parla di diritto allo studio, alla cittadinanza, alla vita, al nome… insomma, potremmo dire che, quando Bobbio scrisse “La nostra vita si svolge in un mondo di norme”, aveva concretizzato per la prima volta il significato della parola stessa, giacchè la giustizia è il valore che accompagna ogni minuto della nostra vita. Indubbiamente Bobbio, si riferiva al complesso mondo di regole nel quale ci addentriamo ogni giorno senza affrontare quello che, nei nostri giorni, si trova ad essere l’ostacolo più grande nell’analisi del sistema di norme: ovvero come oggi sia sempre più diseguale la norma che disciplina il singolo cittadino rispetto a quella dei funzionari pubblici.

È proprio qui che si annida la questione: come chiedere ai cittadini oggi di compiere sacrifici in nome della Patria, in nome dell’Italia, quando tutto ciò che la costituisce, ovvero la salvaguardia dei principi fondamentali, sta venendo meno? Come parlare ai cittadini di futuro e di crescita quando si vogliono rinnegare e calpestare le nostre radici?

Come cittadina sono stanca di sentire parlare di giustizia solo ed esclusivamente in riferimento ad una Riforma del sistema giuridico che, naturalmente sarebbe necessaria, vista la sua farraginosità, ma prima ancora non sarebbe opportuno ridefinire il significato della parola stessa agli occhi nostri?  Non sarebbe migliore, anziché parlare di leggi ad personam, ricordare che il sistema giuridico italiano persegue l’uguaglianza sostanziale, proprio al fine di tutelare il valore della giustizia?  Non potremmo, semplicemente, seguire le norme contenute nella nostra Costituzione, come il diritto al lavoro, alla famiglia, al nome, alla proprietà pur adattandole ai cambiamenti inevitabili che la nostra società subisce in relazione al tempo?

Proprio a tal fine ritengo doveroso che tutti i cittadini si prendano, sì la responsabilità di uscire, uniti come la Costituzione stessa ci chiede, dalla crisi ma che ritorni ad essere la giustizia, nel vero e profondo suo significato, la stella polare delle decisioni di Governo, di qualunque colore sia, giacchè “la spada della giustizia non conosce fodero”.

5 dicembre 2011

Il nostro ANDREA CAPPELLI, eletto Presidente del Parlamento degli studenti Toscani


Non e’ il solito Parlamento degli Studenti quello che si e’ appenainsediato nell’Aula di Palazzo Panciatichi. La legge regionale delluglio scorso ne ha infatti notevolmente rafforzato il ruolo, e ilPRST e’ diventato, da progetto speciale promosso dall’Ufficio diPresidenza, vero e proprio organo democratico di rappresentanza deglistudenti degli istituti secondari di II grado della ToscanaTra le novita’ del Parlamento della nuova era, che rimarra’ in carica 2anni invece di uno, c’e’ la possibilita’ di fare proposte al Consiglio ealla Giunta su tutti i temi che riguardano il territorio masoprattutto sulle questioni giovanili e scolastiche. Viene inoltrerafforzato il rapporto con le scuole, che e’ sempre stato il puntodebole del PRST. Verra’ infatti creata una vera e propria rete tra gliistituti scolastici, aiutata anche dal nuovo sito, prodotto dai membridel Parlamento, in cui sara’ possibile seguire le attivita’.L’esperienza toscana e’ stata la prima in Italia e ha messo le basi perla creazione di Parlamenti anche in numerose altre regioni. Daquest’anno verranno coordinate le esperienze tra i vari Parlamentidegli studenti. Il Parlamento ha eletto, nella sua prima seduta,Andrea Cappelli di Siena quale Presidente e Giovanni Bergamaschi dimassa e Arianna Dell’Immagine di Lucca quali vicepresidenti. Andrea è responsabile scuola per la Segreteria Povinciale dei Giovani Democratici della nostra provincia, proviene da Chianciano Terme e frequenta il quarto anno al Liceo Scientifico Poliziano di Montepulciano.

5 dicembre 2011

APERILIBRI presenta ‘Asinara Revolution’

Descrizione Seconda Festa invernale del Partito Democratico e dei Giovani Democratici di SIENA Dal 2 al 4 dicembre e dal 7 all’11 dicembre 2011 Chianciano Terme, Parco Sant’Elena … _____________________________***_________________________________

APERILIBRI presenta “Asinara Revolution” di M. Azzu e M. Nurra

Con

Michele Azzu, autore

Fausto Raciti, Segretario nazionale GD

Andrea Biagianti, Segretario provinciale GD Siena


Coordina Francesca Campanella, giornalista


segue degustazione di salumi e Vernaccia della Fattoria “Poggio Alloro” dei F.ll Fioroni di San Gimignano


SUL LIBRO: Da oggi in tutte le librerie troverete un volume Bompiani rosso acceso, con un Marx graffittato e imprigionato in copertina, è Asinara Revolution, il nostro romanzo autobiografico. La storia de L’isola dei cassintegrati, ovvero di come una protesta operaia sia potuta diventare un fenomeno mediatico che ha appassionato l’Italia e il mondo. Il cammino degli operai dall’Asinara ad Annozero passando per la stampa estera. L’Italia che conosce la crisi, due studenti sardi a Londra e Madrid che hanno un’idea per cambiare le cose, per fare una piccola “revolution”. Una revolution genuina, una revolution pacifica, una revolution 2.0, un nuovo modo di fare contestazione in Italia. E poi il Jazz, la casa del Grande Fratello spagnolo, la lotta operaia tra ieri e oggi, i viaggi, la natura dell’Asinara, le amicizie e i litigi, i dietro le quinte dell’informazione italiana, Le Iene e diversi volti noti, Bologna, Londra, Madrid e la Sardegna… tutto questo è Asinara Revolution. Questo libro è stato scritto per due ragioni. Uno, credevamo fosse necessario sapere com’è nata L’isola dei cassintegrati. Non solo perché è giusto – diffondere la conoscenza è lo scopo della Rete – ma perché tante cose ancora non sono state fatte e si possono fare con Internet. Noi ne abbiamo sperimentate alcune e i risultati sono stati incredibili. Se si lavora con passione e creatività si può dar vita a qualcosa di importante. Il secondo motivo è di natura pratica. Dal febbraio 2010 gestiamo un blog e una pagina Facebook autonomamente e con pochissimi mezzi. Lottiamo in prima persona per trovare un posto nella società della crisi mondiale e non ci sarebbe davvero la possibilità di continuare quello che è ormai diventato un lavoro senza questo libro che, ci auguriamo, servirà a finanziare il nostro progetto. Perchè anche se nelle celle dell’Asinara non c’è più nessuno, sono in tantissimi in questi 18 mesi ad averci chiesto di fare con loro quello che abbiamo fatto con la Vinyls. Per questo Asinara Revolution non è solo una lettura appassionante, ma anche importante… se pensate, come noi, che qualcosa in questo paese deve cambiare. Arricchito dall’esclusiva prefazione di Flavio Soriga e dalle bellissime illustrazioni di Manuel de Carli, Asinara Revolution è il primo romanzo a raccontare tutta la storia e i retroscena dell’unico reality reale: L’isola dei cassintegrati. (dal sito www.isoladeicassintegrati.com)


per info www.sienapartitodemocratico.it

2 dicembre 2011

‘L’identità perduta’, di Tommaso Bogi

Il periodo che stiamo attraversando è uno dei punti di massimo della crisi d’identità della società in cui viviamo e dei valori su cui questa si appoggiava.

L’Italia che vediamo tutti i giorni non ha l’aspetto dello Stato di cui lo spirito garibaldino e del Risorgimento italiano avevano creato le basi. Lo Stato sembra essere tornato ad essere una semplice nazione, unita cioè solamente per questioni geografiche.

Nell’anniversario dei 150 anni di Unità d’Italia, l’unico sguardo ottimistico è quello verso il passato, il futuro sembra solo un miraggio nebuloso.

La Repubblica (dal latino “cosa pubblica”), appare invece privata, privatizzata o usata a fini privati.

La democrazia, il “potere del popolo”: il popolo non è una cerchia ristretta, non è un circolo privato ma è la collettività. Non ci sono popoli di serie A e serie B, c’è il Popolo. Se a questo vengono sottratti i suoi diritti, è suo compito riappropriarsene con tutti i mezzi (leciti) che il senso stesso della democrazia gli mette a disposizione.

Per questo serve un impegno dal basso anche nella nostra politica urlante, un ripartire dalla provincia, da coloro che già sono impegnati e da coloro che hanno voglia di impegnarsi per un cambiamento positivo. Perché in parlamento e nelle giunte non si operi solo per se stessi o per conto di una cerchia ristretta, ma per la collettività. Il referendum ad esempio, voluto da tanti cittadini, che rischia di essere svuotato del suo significato grazie a pochi che ne hanno interesse.

L’informazione è fondamentale. Molti media sono nelle mani di pochi. Nonostante questo, si può cercare di informare anche con altri mezzi e con l’impegno di molti. C’è molta gente che vuole sapere, i giovani possono giocare anche qui un ruolo importantissimo.

Consapevolezza è la parola fondamentale. Essere consapevoli che la nostra scuola pubblica può essere il punto di forza e che i nostri cervelli possono avere un futuro all’interno dei nostri confini, evitando che un giorno sia solo un’elite di privilegiati a poter accedere ai mezzi del sapere; che si può creare nuova occupazione per i giovani e che questi sono una risorsa imprescindibile per il presente e per il futuro; che flessibilità non è sinonimo di precariato; che le mafie si possono combattere e sconfiggere; che puntare sulle energie alternative e pulite servirà a garantire un futuro migliore per tutti; infine essere consapevoli che se ognuno gioca la sua piccola parte, guardando non solo a se stesso ma anche al prossimo, il cambiamento è a portata di mano e ce n’è bisogno per tornare ad identificarsi pienamente con la nostra Italia.

 

Tommaso Bogi

(Giovani Democratici Montalcino)

1 dicembre 2011

‘Presentazione del film 18IUS SOLI’

Dove? Metro Cubo (Centro Giovani dell’Arci di Siena, via Roma n75, Siena)

Quando? sabato 3 dicembre dalle ore 18

Cosa? Presentazione di 18 IUS SOLI, film documentario prodotto in collaborazione con Anolf Cisl Giovani 2G, Associazione Amici di Giana, la Cineteca di Bologna e Rete Together. Uno spaccato lucido ed efficace sui sogni, le speranze e le preoccupazioni dei giovani di seconda generazione nati e cresciuti in Italia ma che, per il loro Paese, non possono ancora diventare cittadini italiani a tutto tondo. Seguirà un’intervista al regista Fred Kuwornu coordinata da Daniele Magrini, direttore di Toscana tv.

Perchè? L’iniziativa è uno dei momenti più significativi della Campagna ‘L’Italia sono anch’io’ per i diritti di cittadinanza degli stranieri residenti nel nostro paese. Anche i Giovani Democratici aderiscono promuovendo la raccolta firme.

PER INFORMAZIONI www.radiolabo.it

30 novembre 2011

Presentazione del libro testimonianza su Angelo Vassallo

Seconda Festa invernale del Partito Democratico e dei Giovani Democratici di SIENA

Dal 2 al 4 dicembre e dal 7 all’11 dicembre 2011
Chianciano Terme, Parco Sant’Elena

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APERILIBRI presenta
“Il Sindaco pescatore” di D. Vassallo e N. Governato

Con
Antonio Vassallo, figlio di Angelo Vassallo
Serenella Pallecchi, presidente provinciale Arci Siena
Andrea Campinoti, presidente nazionale Avviso Pubblico

Coordina Bianca Bartoli, responsabile legalità Giovani Democratici democratica

SUL LIBRO:

Il 5 settembre 2010 sette colpi di pistola a bruciapelo hanno posto fine alla vita di Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica, in provincia di Salerno, conosciuto da tutti come il sindaco pescatore. È passato un intero anno, ma nella mente e nel cuore della sua famiglia – la vedova, i due figli e gli altri parenti – tutto è rimasto fermo a quella notte buia: chi ha ucciso Angelo?, chi sono i complici?, chi è il mandante? Soltanto il perché di questo delitto è evidente e non deve attendere i tempi lunghi dell’investigazione. Angelo Vassallo è stato ucciso perché era il simbolo della buona politica del Sud. La politica della legalità e dello sviluppo a costo zero per l’ambiente. La politica dell’ascolto e del darsi da fare per risolvere i problemi. La politica che piace alle persone oneste e dà fastidio ai potenti e ai farabutti. Per questo è stato ucciso. Grazie all’amministrazione Vassallo, oggi il comune di Pollica è il motore strategico di una zona che ha nel territorio il suo orizzonte economico: cinque vele da Legambiente per la qualità del mare, sede dell’Osservatorio della Dieta mediterranea con riconoscimento dell’Unesco, “cittàslow” per le prelibatezze enogastronomiche, un porticciolo accogliente e pieno di servizi. Angelo non c’è più, ma tutto continua secondo la sua impostazione. In questo libro il fratello Dario ripercorre la tragica vicenda del sindaco assassinato

per info www.sienapartitodemocratico.it