10 gennaio 2012
PARTE I – UN MONDO AL CONTRARIO
9 gennaio 2012

Violenza sulle donne. Purtroppo non è una tiritera delle solite femministe fissate. È un problema reale ed attuale, che non riguarda, diversamente da quanto spesso si preferisce credere, mondi lontani nel tempo e nello spazio. Non vogliamo riportarvi nessun dato ufficiale, nessuna statistica. Ma un evento, fatto di carne e sangue. Martedì 27 dicembre a Licodia Eubea, in provincia di Catania, Stefania Noce, studentessa di 24 anni, è morta per amore. Ad uccidere lei, e il nonno, è stato l’ex fidanzato Loris, che non si è rassegnato alla fine della loro storia d’amore. Ancora una volta un delitto passionale. E anche se si tratta della trama di un film già visto, troppe volte, nostro malgrado, una vicenda del genere ci lascia sgomenti.
5 gennaio 2012
“I dati Istat indicano oggi un nuovo incremento della disoccupazione giovanile e di quella di lunga durata. Sono numeri che spaventano e che fanno pensare a quanto sia importante, in questo momento, concentrarsi sullo sviluppo. Il prezzo della crisi lo stanno pagando i giovani, le donne ed i lavoratori che superati i cinquant’anni si trovano per strada. E’ un costo sociale ed uno spreco inaccettabile per chi, come l’Italia, ha bisogno di tornare a crescere. Le riforme del mercato del lavoro, se volte ad offrire più e non meno garanzie, possono essere d’aiuto solo a condizione che ci sia una politica a sostegno dell’innovazione, della conoscenza, dell’investimento in capitale umano e dello sviluppo locale che fino ad oggi è tragicamente mancata. Da Monti i giovani italiani si aspettano un segnale in questa direzione, in continuazione delle misure fiscali a vantaggio di giovani e donne, soprattutto nel Mezzogiorno, inserite nell’ultima manovra: speriamo che non sia stato solo un segnale di incoraggiamento, ma l’inizio di un cammino.”Lo dichiara Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici.
fonte: www.partitodemocratico.it
4 gennaio 2012
O si fa la scuola o si muore!
Una nuova scuola pubblica per una nuova italia.
FORUM DI PD e GD UNIONE COMUNALE DI SIENA SULLA SCUOLA
Dal 18 gennaio, ogni mercoledì alle ore 21, presso il Circolo Pd di Colonna San Marco, Strada Massetana n48
Salvare la scuola pubblica significa salvare il Paese. Per questo il Pd di Siena promuove un forum pubblico, aperto a tutti, per affrontare i tanti problemi legati a scuola e istruzione, attivando un confronto più ampio possibile per trovare insieme proposte e soluzione.
per info www.pdsiena.it
4 gennaio 2012
Ormai la parola crisi ci accompagna quotodianamente,e ne paghiamo tutti le conseguenze più o meno dirette. Partendo dal presupposto che la portata della situazione che stiamo vivendo è apprezzabile volgendo lo sguardo all’andamento del mondo del lavoro,sorge subito un dubbio: com’è possibile che proprio la più forte delle forze-lavoro,cioè i giovani,siano i più colpiti? La disoccupazione aumenta,quella tra i giovani lo fa esponenzialmente. Va bene che l’aumentare dell’aspettativa di vita allunga i tempi di uscita dal lavoro,ma perché i giovani non riescono ad inserirsi? I motivi sono tanti,economici prima di tutto. La nostra istruzione,specialmente quella universitaria,dista anni luce dalla realtà pratica delle professioni; questo comporta in primo luogo che se un’azienda assume un giovane,anche neo-laureato,sicuramente dovrà spendere risorse economiche e non solo per inserirlo nel ruolo assegnato. Un investimento non sempre apprezzato e sostenibile.
La ricerca, su cui si taglia sistematicamente e il cui valore non è quasi mai retribuito adeguatamente, viene trascurata. Dovrebbe essere questo uno dei veicoli principali per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso lo sviluppo delle tecniche e delle conoscenze.
In tempi di magra, come quelli di oggi, i dati mostrano che si spende di più in proporzione in assicurazioni: significa cercare di proteggersi da un futuro incerto. Ecco spesso ai piani alti delle nostre istituzioni non si capisce, o non si vuol capire, che i giovani sono l’assicurazione per il futuro di un paese. Se tra 10 anni (o forse molto meno) ci troveremo con una generazione intera di disoccupati che hanno studiato ma che non hanno possibilità di mettere in pratica i propri studi, o addirittura non hanno avuto la possibilità di studiare, prospettive rosee non se ne vedono.
In tutto, nel lavoro come nella politica, non è il non rinnovamento il problema principale, ma il non coinvolgimento dei giovani. Coinvolgere i giovani, dare il segnale che le cose possono cambiare, che il merito sarà premiato. Se questo sarà il principio di fondo nessuna crisi può fare troppa paura, neanche i tagli o l’allungamento della vita lavorativa dell’individuo: la prospettiva dello sviluppo è imprescindibile. In questo senso, nel nuovo governo Monti dei segnali se ne vedono. Speriamo che non sia solo fumo. Se vogliamo credere in un futuro non possiamo non credere nei giovani.
Tommaso Bogi
(Giovani Democratici Montalcino)
29 dicembre 2011
Torna di moda, per fortuna, la riforma del mercato del lavoro. Sbaglia chi si nasconde tentando di non affrontare l’argomento, come chi brandisce ideologie spacciandole per verità accademiche. Il rischio e’ che in uno scontro superficiale si perda la dimensione del problema sottovalutando il peso che il deteriorarsi della condizione del lavoro e dei lavoratori ha avuto in questa crisi. La crisi attuale ha molto a che fare con l’aumento delle disuguaglianze e la crisi del lavoro: nel Paese guida del capitalismo contemporaneo, gli Stati Uniti d’America, la quota di ricchezza in mano all’1% della popolazione piu’ ricca non e’ mai stata così alta come nel 1928 e nel 2007. Gli anni prima delle due grandi crisi.
I liberal americani (averne da noi di liberal così!) lo hanno ben chiaro, lo stesso Reich, segretario del lavoro durante la presidenza Clinton, punta dritto su un “nuovo patto di base” che rimetta al centro la questione del lavoro tentando di arginare lo svuotamento del ceto medio. Il punto non e’ un mero dato numerico: creare più posti di lavoro e’ importante, ma se la tendenza in atto negli ultimi anni continuerà, sempre più persone lavoreranno per stipendi inadeguati e si amplieranno ancora le disuguaglianze.
I miei coetanei hanno visto “generazione 1000 €” al cinema, e adesso anche quel titolo sembra una chimera: partite IVA fasulle, stage-sfruttamento, contratti a progetto sottopagati o senza nessun progetto se non quello del ridurre al minimo i costi per l’azienda (pregiudicando pero’ qualità e produttività), la totale assenza di ammortizzatori sociali, l’aumento dei lavori poveri (quelli che non ti danno abbastanza per viverne), la disoccupazione che sfiora ormai il 30%.
Mille euro al mese, e poi per chissà quanto, sembrano un orizzonte lontano. San Precario perga per noi.
Partiamo da qui allora, senza ideologie e discutendo nel merito.
E invece si parla di articolo 18. Lo fanno per i giovani, dice.
Solo che non ce l’hanno mai chiesto.
l’articolo è stato pubblicato oggi (28 dicembre 2011) sull’Unità Toscana.
28 dicembre 2011
“Noi non eravamo così!” “Alla loro età io…” fino ad arrivare al più classico “Se me lo avessero proposto a me” e cose del genere. Quante volte abbiamo dovuto sentire queste frasi, rivolte alle nostre generazioni? E’ palese che la tendenza di ogni generazione sia criticare quella successiva, tanto che spesso non ci facciamo caso. La situazione attuale, del 2011, è però diversa.
Quella che va dai venti ai trenta anni, ma probabilmente si spinge anche fino ai quasi quarantenni, è infatti la prima generazione che, almeno nell’ultimo secolo, rischia di avere condizioni di vita peggiori rispetto a quella dei genitori; o, comunque, che senz’altro ha peggiori condizioni economiche e lavorative. In parole povere, i giovani guadagnano meno di quanto guadagnavano i predecessori alla medesima età e hanno meno tutele lavorative e meno diritti. In compenso, rispetto ai propri genitori, hanno la quasi certezza di non avere certezze, vivendo in maggioranza l’essenza del lavoro precario. Tutto questo avviene, paradossalmente, pur con un innalzamento medio del titolo di studio, con un ricorso sempre maggiore al diploma di laurea che, tuttavia, non pare essere un ombrello abbastanza grande per tutelarsi dalla pioggia del precariato, anzi in alcuni casi, per la famosa troppa professionalità, porta ad accentuarlo. E’ un’equazione abbastanza strana: più studi, più sei precario. Senza contare che nella fase attuale sono stati applicati, più che nei decenni passati, la gran parte dei tagli agli enti pubblici o para-pubblici, soprattutto a quelli locali, in tanti anni fucina di posti di lavoro; che i privati tendono a rifuggire, in ogni modo e quasi scientificamente, dai rapporti di lavoro indeterminati. Certo, da una parte questa generazione ha vissuto, in età pre-scolare e scolare, un benessere materiale di livello elevato, telefonini, televisori in casa, Play station e Iphone fin dai primi anni di età. Una spesso ostentata opulenza che però rischiamo di pagare a caro prezzo, perché tale benessere rischia in realtà di accentuare le differenze: quello che si è avuto e quello che non si avrà. E’ altrettanto vero che le accuse di “bamboccionismo”, cioè di eccessiva ricerca di una condizione stabile e sulla quale magari cullarsi, anche dal punto di vista economico, con l’aiuto o dei genitori o, addirittura, del Welfare, possono essere, in alcuni, per quanto sporadici, casi, fondate. Il vero paradosso, però, sta da un’altra parte. Questa generazione può anche mettersi in moto, può anche ingegnarsi, ma attualmente non ha veri e propri sbocchi, che non vadano a cadere, pericolosamente, in attività vicine al confine con l’illegalità. Questa generazione non chiede privilegi, chiede, più o meno semplicemente, di poter consumare le proprie esperienze, di poter ottenere quelle opportunità meritocratiche. Se si tratta di un sogno, almeno provate a farci addormentare fra due guanciali.
Giada Tinturini
(Giovani Democratici Montalcino)
28 dicembre 2011
Lunga visita al carcere di Sollicciano stamani. Visitato il nido e consegnati i regali ai tre meravigliosi bambini, visitato il reparto transex, quello maschile, salutati i partecipanti alla messa, incontrata la commissione interna dei detenuti. Non ci siamo, nonostante gli sforzi di tutti quella non è una situazione vivibile. Acqua a catinelle e quindi muffa nei corridoi, nelle celle, nei materassi. Acqua calda assente in interi reparti. Tagli alle ore di lavoro, alla carta igienica, alle forchette. Leggi stupide da cancellare o riformare (Cirielli, Bossi-Fini, Fini-Giovanardi) che altro non fanno se non aumentare i detenuti. E molto altro ancora, che scriverò con calma. Col fondato sospetto che in galera ci finiscano soltanto i poveri”.
Patrizio Mecacci, segretario del PD Metropolitano, dopo aver visitato il 24 mattina, il carcere di Sollicciano (FI).
La civiltà di un paese si misura anche dal rispetto che questo dimostra nei confronti dei suoi detenuti. Ne siamo fermamente convinti, e proprio per questo ci interroghiamo se realmente possiamo ritenere il nostro paese,patria di personaggi come Cesare Beccaria, un luogo civile e democratico, quando solo nelle carceri toscane, si registra un indice di sovraffollamento del 52,8%.
Vivono due pene i detenuti: una vita ai limiti della legalità, lesiva dei diritti fondamentali dell’uomo. Per non palare delle condizioni inumane degli ospedali psichiatrici giudiziari, veri e propri manicomi dove sempre più spesso la situazione mentale del malato-detenuto viene ad aggravarsi in maniera quasi irreversibile.
Una vera e propria emergenza nazionale, cui la Toscana non si sottrae, dovuta ad un processo sempre più esteso di criminalizzazione, che non prevede l’ utilizzo di misure alternative alla pena detentiva. Un problema che nasce oltre che dall’eccesso nell’utilizzo della custodia cautelare, dai vari pacchetti sicurezza e da una legislazione inutilmente repressiva sulla tossicodipendenza.
Già mesi fa avevamo espresso il nostro disappunto sull’esagerato utilizzo della custodia cautelare,che riguarda il 40% dei detenuti italiani, che potrebbero paradossalmente risultare innocenti. Inoltre,riteniamo che i detenuti tossicodipendenti,che solo in Toscana sono circa 1350, potrebbero essere affidati a figure socio-assistenziali e quindi introdotti in un percorso di riabilitazione che realmente li porti ad un reinserimento all’interno del tessuto sociale.
Riteniamo insufficienti e su alcuni punti addirittura controproducenti, le misure presentate dal ministro della giustizia Severino. Pare irrilevante il prolungamento a 18 mesi del periodo di “fine pena” da scontare ai domiciliari,poiché la stragrande maggioranza dei detenuti non possiede casa e sempre più spesso viene rifiutata dalla famiglia d’origine. Per non parlare del così detto “Stop alle porte girevoli”, ovvero l’uscita dal circuito penitenziario di chi entra in carcere solo per l’immatricolazione per poi essere scarcerato o inviato ai domiciliari (ciò coinvolge circa 21mila persone all’anno) . Secondo il provvedimento proposto dal ministro queste persone in attesa del processo per direttissima dovrebbero essere trattenuti in camere di custodia presso le varie prefetture. La realtà ci porta però a notare che ,troppo spesso, gli uffici di polizia non hanno strutture idonee per la custodia degli arrestati ed inoltre, visto il deficit di personale, non sarebbe possibile garantire una vigilanza idonea. Un ottimo provvedimento è invece quello che riguarda l’istituzione di una sorta di “Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti” ,ovvero una guida che aiuti sia il detenuto, che la famiglia, troppo spesso inconsapevoli dei propri diritti.
Ribadiamo la nostra convinzione che per risolvere l’emergenza sia necessaria una vera e propria razionalizzazione del sistema giudiziario che porti ad un rilancio delle pene alternative, specialmente quelle supportate da progetti professionalmente strutturati che mirino ad un reinserimento totale del detenuto nella società. E’poi necessario l’adeguamento degli organici di Polizia Penitenziaria, affiancati da operatori professionali, come educatori,psicologi e assistenti sociali. Solo a Sollicciano, Firenze, la pianta organica prevederebbe 695 agenti, mentre sono soltanto 490.
E’ vergognoso,infine, che, dopo più di 30 anni dall’approvazione della Legge Basaglia, esistano ancora strutture come gli ospedali psichiatrici giudiziari, che risultano essere veri e propri manicomi dove, anche per il ridotto numero di personale, vengono utilizzati metodi di contenimento coercitivi e assolutamente lesivi per il malato. E’ quindi necessario che venga predisposta l’immediata chiusura di questi carceri ed il trasferimento dei detenuti in strutture che predispongano veri progetti terapeutici, sviluppati da professionisti.
Soltanto adottando misure come queste, l’Italia potrà tornare ad essere un esempio di democrazia e civiltà.
20 dicembre 2011
La Direzione nazionale dei Giovani democratici ha approvato ieri, all’unanimità dei 105 presenti, il Regolamento che porterà i Gd a congresso a metà marzo.
19 dicembre 2011
Durante tutti i miei viaggi ho conosciuto persone, mi sono imbattuta in popoli e culture diverse, spesso dissimili dalla mia, quasi opposte potrei affermare, e in tutto questo vagare ho sempre cercato di capire come poter plasmare il mio pensiero, come poter flettere la mia visione del mondo e allargare i miei orizzonti imparando a osservare anche quelli più reconditi o, semplicemente, quelli che non riuscivo ancora a scorgere. Questa visione del mondo l’ho maturata, sì dopo anni di scuola e di apprendimento multiculturale, ma anche grazie a due letture che mi hanno aiutata a cambiare.
“Il buio oltre la siepe” di H.Lee che, all’età di 14 anni, mi ha insegnato che, nonostante i grandi valori che sorvolano la nostra società, le radici sulle quali costruire il nostro futuro sono la giustizia e l’uguaglianza sostanziale.
“Il razzismo spiegato a mia figlia” di T.B.Jelloun che, letto alle scuole elementari, mi ha fatto capire che siamo tutti una grande diversità, giacchè ognuno è straniero per l’altro. Sicuramente sono molti i classici che predicano questi valori, magari con parole e concetti decisamente più aulici e, sintatticamente più organizzati, ma a cosa serve complicare i pensieri che, così difficilmente la nostra società cerca di mettere in pratica? Voglio dire, come si può cercare di esporre, il più facilmente possibile, ad un bambino che altro, che diverso non è automaticamente cattivo?
Sono state spese molte parole in questi giorni sui fatti accaduti a Firenze martedì 13 dicembre, sono state dette così tante parole che, forse si è sottovalutata la difficoltà del recepire quel che ci è successo: siamo sicuri di poterci dire totalmente sorpresi di quel che è accaduto? Io non credo.
Ho cercato a lungo nei volti delle persone, da martedì a oggi, i segni di una delusione nei confronti del genere umano, di una rabbia verso noi che ci sentiamo arrogantemente superiori agli altri, per i soldi, per una posizione sociale, per il colore della pelle, per l’orientamento sessuale…perché è proprio questo sentimento che dovrebbe animarci adesso: la vergogna verso noi, uomini, che abbiamo fallito nei confronti del nostro prossimo, del nostro presente e futuro. Avremmo dovuto vergognarci già da tempo, ogni mattina, da quando uno dei partiti che, addirittura nell’ultima legislatura è stato al Governo, la Lega, ha pensato di schierarsi contro l’allargamento al diritto di cittadinanza per i figli di extracomunitari nati, e sottolineo nati, in Italia: come fare a non sentirsi umiliati da queste dichiarazioni? Come non potersi stupire di questi esponenti che, credo, così ingiustamente non ammettono che chi vive in Italia, regolarmente, contribuisce a far crescere, sia economicamente che culturalmente, il nostro Paese?
E’ stato proprio a seguito di queste dichiarazioni che, nel cercare di comprendere, per quanto mi sia ancora impossibile, il gesto di Gianluca Casseri, l’uomo che martedì ha ucciso due uomini “colpevoli” solo d’essere senegalesi, ho trovato un appiglio. Indubbiamente è lecito affermare che la persona in questione fosse uno squilibrato ma è palese che oggi viviamo in una realtà xenofoba e timorosa verso il diverso in tutte, tutte le sue forme: quante parole d’odio sono state dette contro gli omosessuali negli ultimi cinque anni? Vorrei solo ricordare, a chi fosse a corto di memoria, di quando il nostro Presidente del Consiglio, ormai ex, affermò che “è meglio amare le belle donne che essere gay”; come può allora, una persona discernere quale sia il giusto comportamento se, colui che dovrebbe essere un modello per la società che rappresenta, nella realtà incita all’odio per il diverso? E quanti esempi potrebbero esser fatti sulla discriminazione, dato che il più delle volte si tratta proprio di una disparità di trattamento, delle donne, degli extracomunitari o gli appartenenti a posizioni politiche differenti: quale messaggio si manda nell’accusare continuo gli altri di essere diversi, come se esistesse un essere normale?
E’ qui che sta il nodo, quali messaggi sono stati veicolati nella nostra società? Beh alla luce delle reazioni scaturite dopo gli avvenimenti di martedì direi che la maggioranza dei cittadini Italiani hanno conservato illesi i valori, enunciati e ribaditi nella Costituzione, di giustizia e fratellanza; tuttavia non dobbiamo dimenticarci che sono molti, troppi, coloro che, ancora, inneggiano all’odio xenofobo e si lasciano muovere del disprezzo verso gli altri al punto da confondere e, spesso confonderci, la realtà. Pochi giorni fa il Sole 24 Ore pubblicava un reportage su quanto, ad oggi, gli extracomunitari regolari, incidano sulle Casse dello Stato, su quanto paghino, attraverso i contributi, le pensioni per le nostre famiglie senza, spesso, ricevere molto, in termini di servizio pubblico, in cambio. Proprio per tale ragione ritengo sacrosante le parole dette da Renan, a proposito del concetto di nazione e patria nel 1823, quando scrisse che “La nazione[...] presuppone un passato, ma si riassume nel presente attraverso un fatto tangibile: il consenso, il desiderio chiaramente espresso di continuare a vivere insieme. L’esistenza di una nazione è (mi si perdoni la metafora) un plebiscito di tutti i giorni.”
Dobbiamo fare ancora molti passi affinchè sia viva la volontà che ci spinge a vivere insieme, qualunque sia la nostra diversità, poiché è importante ricordare che siamo tutti diversi, siamo tutti altro, siamo tutti un’oasi ferma nel caos del mondo o, soltanto, siamo tutti “un’unica grande specie con l’imprescindibile pregio della diversità”