PD Siena

News
di generazione democratica

30 gennaio 2010

“Gli studenti e il PD”, iniziativa politica dei Giovani democratici e della Federazione degli Studenti

Lunedì 22 febbraio, durante il secondo filone della mobilitazione nazionale del Pd Mille piazze per l’alternativa, Siena diventa una delle cinque capitali di Italia per quanto riguarda la discussione sul mondo della scuola e degli studenti.

Infatti la Federazione degli Studenti ed i GD hanno in programma una iniziativa politica che metterà al centro della discussione le richieste che i ragazzi del territorio toscano ed in particolare senese hanno verso il PD.

L’iniziativa è fissata per le ore 21 di lunedì 22 febbraio presso il Circolo Arci Agrestone a Colle di Val d’Elsana. Parteciperanno i ragazzi della FdS e sia Simonetta Pellegrini che Gianfranco Simoncini, rispettivamente assessore provinciale e regionale all’istruzione, pronti a discutere con i ragazzi sulle loro peculiarità.

28 gennaio 2010

Enrico Rossi incontra i Giovani democratici toscani

Il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali, Enrico Rossi, incontrerà a Firenze in un confronto sulle priorità programmatiche delle giovani generazioni i Giovani democratici. L’incontro si terrà sabato 30 gennaio alle 12,15 presso il Comitato Rossi Presidente in Piazza Frescobaldi.

28 gennaio 2010

Giornata della memoria: il video realizzato da Generazione Democratica, un piccolo gesto per non dimenticare

28 gennaio 2010

Senza l’elemosina di Brunetta

La cosiddetta “legge anti-bamboccioni” che in questi giorni sta dando adito a molte discussioni, ha infatti mobilitato anche i giovani democratici toscani che, venerdì 29 e sabato 30 gennaio, allestiranno punti di volantinaggio e di distribuzione di banconote di cartone con la faccia di Brunetta, davanti alle scuole, alle università e ai luoghi di aggregazione giovanile. A distribuire le banconote anche i militanti senior del Partito Democratico.

Il nome dell’iniziativa è S. B. Day, che con la lettura toscana diventa un ironico “Si Brunetta Dai”.

“Sul retro delle banconote- spiega Patrizio Mecacci, segretario regionale dei GD- presenteremo alcune proposte per le prossime elezioni regionali. Brunetta pensa che una paghetta basti a soddisfare le esigenze dei giovani italiani, e cerca di contrapporre tra di loro pezzi di società che hanno gli stessi problemi. Noi rifiutiamo lo scontro tra le generazioni: vogliamo essere i protagonisti del nostro presente, e non gli assistiti di un modello sociale incapace di dare risposte moderne. L’assenza di ammortizzatori sociali adatti al nuovo mercato del lavoro pesa in maniera drammatica sulla nostra generazione. Servono forti investimenti per liberare le energie giovanili, soprattutto attraverso la formazione e la conoscenza, in tutti i settori: dall’infanzia al lavoro, dall’impresa allo studio, per tutta la vita. Abbiamo bisogno di fondi per favorire nuove politiche degli affitti a basso costo, e per stimolare la mobilità abitativa. E per combattere la fuga dei cervelli dobbiamo investire nella ricerca, e promuovere chi decide di tornare in Toscana dopo aver studiato all’estero, nei migliori atenei del mondo. Altro che l’elemosina di Brunetta.”

La Toscana Avanti Tutta. Uscire fuori di casa per non uscire fuori di testa.

“Occorre ridare un futuro ai giovani. Qui, in Toscana. Se decidono di andare all’estero, non deve essere una “fuga di cervelli” ma una decisione consapevole, sapendo che esiste un contesto amico di partenza a cui possono far ritorno per capitalizzare ciò che hanno imparato altrove. Se decidono di investire in un talento o in una idea, la Regione deve dare loro gli strumenti e la possibilità concreta di farlo – in autonomia”.

Tra le proposte per raggiungere l’obiettivo di far scendere da 32 a 25 anni l’età media in cui si lascia la famiglia di origine:

Fondo di rotazione per l’autonomia dei giovani, con mix tra finanziamento regionale e privato fino alla maggiore età o il termine degli studi, prevedendo poi una rimborsabilità nel tempo del finanziamento ricevuto;

Istituzione del debito d’onore regionale per gli studi universitari o professionali restituibile entro 10 anni dall’inizio dell’attività lavorativa;

Formazione sia per giovani con rapporti di lavoro precari, sia per sfruttare i periodi di mancata occupazione come investimento su se stessi;

Sostegno al diritto allo studio sotto forma di contributo all’affitto per studenti fuori sede (es. 200€ al mese per tre anni a chi ha un regolare contratto di locazione ed età compresa tra i 19-25 anni);

Servizio civile professionalizzante e integrato al processo di formazione teso a “favorire il legame con la Toscana” (sfruttando la Legge regionale esistente ed il relativo finanziamento aggiuntivo) con progetti adeguati in campo universitario, culturale, assistenziale, ambientale, e prevedendo ulteriori forme di sostegno.

26 gennaio 2010

Assemblea provinciale Giovani democratici Siena

E’ convocata per sabato 6 febbraio alle ore 14,30 presso la Federazione provinciale del PD (Via Rosi 34, Siena), l’Assemblea provinciale di Generazione democratica, con all’ordine del giorno il punto della situazione dopo un anno di lavoro e la ricomposizione della segreteria provinciale.

25 gennaio 2010

“Job on the road”: bella iniziativa dei giovani democratici fiorentini

“Il mondo del lavoro e della produzione sono investiti da una profonda crisi economica e sociale che non manca di mostrare i suoi tratti più drammatici anche nella provincia di Firenze.Per comprendere la portata delle ricadute sul territorio e più in generale le dinamiche delle differenti realtà produttive dell’area metropolitana fiorentina, abbiamo deciso di indagare attraverso una serie di interviste questo spaccato sociale ed economico. “Job on the road” è un progetto che intende attraversare il nostro territorio raccogliendo esperienze del tessuto produttivo: di aziende, artigiani, lavoratori e lavoratrici, ponendo particolare attenzione alla componente giovanile del mercato del lavoro e della realtà produttiva. Ci faremo guidare alla scoperta di questo mondo dalle associazioni di categoria e dai sindacati, andando a cogliere esperienze particolari cercando di focalizzare la nostra attenzione sul lavoro atipico, il precariato, stage, tirocini e praticantati,
l’imprenditoria giovanile; andremo a misurare la distanza della politica dal mondo della produzione, la portata della crisi in termini sia occupazionali che legati alle difficoltà di accesso al credito e alla contrazione della domanda.
Il progetto mira a creare le basi per un legame nuovo e forte tra la componente giovanile del Partito Democratico e tutto quel mondo del lavoro e della produzione che è permeato da una grave e crescente questione giovanile che non possiamo continuare a non rappresentare.
Tutto il percorso sarà filmato e messo on-line quotidianamente nella forma di diario di viaggio con spazi di discussione.
Dopo il lavoro di analisi organizzeremo una scuola di formazione e scriveremo un documento dei Giovani Democratici della federazione fiorentina”.

Questa la bella iniziativa dei giovani democratici fiorentini.

24 gennaio 2010

Nata a Roma la Federazione degli studenti, ecco il documento politico

Federazione degli Studenti - LogoL’autunno del 2008 ha segnato la storia recente dei movimenti studenteschi. Lo hanno fatto le centinaia di migliaia di studenti che sono scesi in piazza per protestare contro i tagli di Berlusconi, Tremonti e Gelmini al nostro sistema scolastico (8 miliardi di euro in tre anni), introdotti come uno dei primi provvedimenti del nuovo Governo.

A chi avesse osservato attentamente le politiche degli ultimi governi di centro-destra sul tema del sapere la motivazione era chiara: puntare a ridurre i costi, anche tagliando il numero degli insegnanti, anche a costo di limitare drammaticamente gli investimenti sulla qualità della didattica, anche rischiando di lasciare il sistema di formazione del nostro paese indietro di qualche decina d’anni rispetto al resto d’Europa, anche accettando di provocare significativi disagi sociali riducendo il numero di ore di lezione, andando a colpire, insomma, le istituzioni scolastiche nel loro ruolo più profondo di ascensore sociale della comunità.

La destra parte dal presupposto che la scuola pubblica debba essere un’ultima scelta, un salvagente per chi non ha alternativa. Per quelle famiglie che non riescono ad iscrivere i figli alle scuole private nemmeno potendo usufruire degli incentivi statali sotto forma di bonus.

A questa idea malsana di fondo, si aggiunge il cinismo poco lungimirante di un governo che di fronte alla necessità di fare cassa, attinge da settori come la scuola e l’università pubbliche, mettendone a repentaglio il funzionamento e il libero accesso.

Le studentesse e gli studenti italiani hanno risposto a questo attacco uniti sotto uno slogan efficace e calzante che ha occupato le strade, le piazze e le prime pagine dei giornali per molti mesi: “Noi la crisi non la paghiamo!”.

Un movimento forte e spontaneo ha sconvolto per un autunno non solo l’opinione pubblica e la classe politica, compresa quella giovanile, ma anche il mondo delle associazioni studentesche sindacali e tutta la galassia di associazioni giovanili politiche che si sono sentite – alcune piacevolmente altre meno- travolte da una protesta che non hanno guidato come in passato, ma di cui in gran misura erano esse stesse parte.

Il primo problema capita proprio nel cuore della protesta, dopo una calda mattinata di mobilitazione. A Piazza Navona scoppia una rissa tra Casa Pound, movimento di estrema destra, e alcuni giovani dei centri sociali. Qui “l’Onda anomala” mostra la sua prima debolezza e il problema va aldilà degli scontri, delle violenze perpetrate da gruppi neofascisti sotto gli occhi di una Polizia quasi compiacente.
Appare chiaro che il movimento è forte, innovativo nelle sue forme di partecipazione, ma immaturo sul terreno della politica, incapace di organizzare la proposta, di renderla omogenea, rifiutandosi in più di rendersi conto di questo limite. Alle assemblee della Sapienza se ne faceva anche motivo di vanto: “rifiutiamo ogni caratterizzazione politica, non solo partitica”. Come se centinaia di migliaia di persone che dicono di combattere per qualcosa non fossero esse stesse politica.

La sconfitta politica, non solo dell’ “Onda” in quanto tale, ma di un progetto che poteva mobilitare per la prima volta, e per intera, una generazione che non si è nemmeno mai scelta da sé uno slogan che la rappresentasse la si ha dopo qualche mese. Si percepisce dal momento in cui l’opinione pubblica comincia a digerire e poi fa propria la lapidaria frase con cui Maria Stella Gelmini aveva liquidato le prime proteste: “tutti gli studenti in piazza sono dei conservatori che non vogliono accettare le riforme”.

Il movimento non voleva o non era capace di organizzarsi per rispondere sul terreno della politica. Così quei milioni di innovatori incazzati che in tutto il paese erano scesi in piazza per difendere i loro diritti di studenti e per restituire alla formazione, allo studio la centralità necessaria, sono stati paradossalmente relegati nel ruolo di difensori di un sistema sapere tra i più vecchi e poveri dell’occidente.

E’ qui che tutte le associazioni studentesche avrebbero potuto ma non sono riuscite a prendersi lo spazio per mettere a frutto una loro elaborazione politica. Sono rimaste ingabbiate da una parte dalla natura controversa del movimento, dall’altra dal non aver intuito come la priorità, questa volta, non fosse capire quante e quali bandiere colorassero – o non colorassero – le piazze, ma si trovasse nella capacità – e nell’umiltà – di mettere i contenuti a disposizione di un movimento grande, ma fragile. Conservando la maturità e la lucidità politica per capire come, banalmente, al naturale defluire di un’Onda lunga, ma pur sempre stagionale, che alcuni hanno cercato inutilmente di cavalcare facendo surf, le idee, quelle sì, come pietre, sarebbero rimaste sulla spiaggia della politica. E, tra queste, le migliori avrebbero potuto anche cambiare qualcosa.

Noi rivendichiamo la nostra presenza in quel movimento, non la rinneghiamo. Oggi, consapevoli della necessità di andare oltre, vogliamo dimostrarci in grado di sapere imparare da quelle che sono state le sue ricchezze e i suoi limiti, dai suoi come dai nostri errori.

Per smetterla di guardarci allo specchio e chiederci quanti siamo e chi siamo, se siamo divisi o uniti, se siamo più o meno di sinistra, più o meno sindacato, più o meno movimento, più o meno rappresentanti, più o meno politica. Per smetterla di fare tutto questo mentre la maggior parte degli studenti ha smesso di considerarci un punto di riferimento reale, né fuori e né dentro alle scuole quasi senza che noi ce ne rendiamo conto.

Per provare a rilanciare un’idea di scuola alternativa e contemporanea, partendo dall’idea che la partecipazione studentesca non possa ridursi all’analisi, alla contestazione e – quando ci si riesce – alla proposta di miglioramento della legge di questo o di quell’anno, di questo o di quel ministro, ma che le debba essere restituito il diritto ad un pensiero di lungo periodo, agli studenti di oggi l’occasione di sognare e organizzarsi per costruire la scuola di domani.

Per tornare a parlare di scuola e di politica: insieme.

 

1- Cambiare la scuola

(Diritto allo studio, Didattica, Multiculturalità)

L’Italia è un paese in cui da sempre si investe poco sulla formazione delle persone, specie su di una formazione di massa. Un paese che continua a ritenere sostenibile un sistema di istruzione che lascia indietro nei percorsi una grande parte degli individui a cui si rivolge.

Gli effetti di questa miopia sono evidenti e gravissimi. Le statistiche, infatti, da un decennio ci dicono che nel nostro Paese il tasso di dispersione scolastica è decisamente più alto della media europea. In Italia troppi ragazzi decidono o sono costretti a non diplomarsi; per problemi economici e culturali abbandonano, anche prima dei 16 anni, il proprio percorso di studi.

L’istruzione non può essere considerata un investimento che le famiglie, in base alle loro possibilità, fanno per il futuro dei propri figli; dev’essere, come scritto nella costituzione, un diritto-dovere di tutti.

La globalizzazione, nonostante le sue grandi contraddizioni, lo sappiamo, non è un gioco a somma zero: è anche un’occasione per tutti. Per tutti gli individui, come per tutti gli stati nazionali, di misurare i propri talenti e le proprie risorse, per mettersi in discussione e progredire.
Non possiamo pensare, però, che una sfida come questa possa essere colta e “giocata” al meglio da una comunità di persone portate a decidere sul proprio futuro guardando al proprio passato; guardando alle proprie condizioni economiche e culturali di partenza, anziché alle proprie capacità e alle proprie ambizioni.

Solo mettendo le persone nelle condizioni di scegliere un loro percorso di vita e di viverlo liberamente il nostro Paese si trasformerà in una comunità moderna, all’altezza della situazione. Una comunità – o un insieme di molteplici comunità, nella scuola dell’autonomia – di individui liberi di affrontare il proprio futuro.

In Italia le leggi sul diritto allo studio sono di esclusiva competenza regionale. Questo genera una legislazione fortemente disomogenea nei diversi territori, ai quali è lasciata persino la libertà di decidere su approcci culturali autonomi, di regione in regione, in mancanza di un quadro nazionale di riferimento entro il quale collocare i propri provvedimenti.

Si va da regioni che, sulla base di un modello che prova a farsi carico delle condizioni di tutti, stanziano molti fondi per borse di studio, trasporti, libri di testo ecc.. Ad altre che invece concepiscono il diritto allo studio come “rimborso” delle spese sostenute a quelle famiglie che liberamente scelgono o si possono permettere di spendere e investire sull’istruzione dei figli. Spesso questo modello si traduce in bonus elargiti ai nuclei familiari di studenti delle scuole private.

Ovviamente tra questi due modelli, se presi come estremi, c’è una maggioranza grigia di regioni che stanziano pochissimo e/o si interessano ancor meno dal punto di vista sociale e politico del diritto allo studio, ignorandone innanzitutto la centralità all’interno delle politiche economiche del territorio.

Da tempo il centro-sinistra, le organizzazioni giovanili, le associazioni studentesche, chiedono una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che fissi i livelli minimi garantiti in tutte le regioni; pensiamo anche che su questo tema sia necessaria una riflessione, perché di regione in regione non può esserci una impostazione culturale diversa nel mettere tutti nelle stesse condizioni per studiare, perché significherebbe avere diverse impostazioni sul senso stesso della scuola.

La nostra scuola, lo sappiamo, è ancora basata sul modello della ormai preistorica riforma Gentile, fatta quando palazzo Venezia era ancora abitato, nel 1923, la cui logica era avere un sistema formativo che dovesse avere un ruolo di alfabetizzazione di massa, e separare a 14 anni i ragazzi che avrebbero scelto un liceo: la classe dirigente, e quelli che avrebbero scelto un tecnico o l’avviamento professionale: la forza lavoro.

Al netto di valutazioni su quanto fosse sbagliato, già nel ’23, avere un sistema scolastico in cui il posto di un individuo nella società veniva quasi irrimediabilmente determinato dalla scelta della scuola superiore, è evidente che questo impianto soprattutto oggi sia improponibile, dopo che la società italiana, il mercato del lavoro, banalmente il grado di alfabetizzazione di massa sono cambiati. Oggi abbiamo una società in cui il tasso di analfabeti, almeno quello, è molto basso, in cui il numero di iscritti all’università è cresciuto esponenzialmente, in cui il lavoro tecnico è diventato lavoro specialistico. Oggi la scuola dovrebbe ripartire dall’autonomia scolastica, valorizzare ogni percorso formativo nello stesso modo, tenendo uniti, e non separando, come nella logica di destra, Sapere e Saper-fare.

Nel terzo millennio il “Sapere”, inteso come insieme di conoscenze e competenze, necessario a svolgere un determinato lavoro, è aumentato di molto. Questo dato deve far riflettere su quanto sia fondamentale investire maggiormente sul sistema formativo, che deve preparare gli studenti per affrontare l’università, o farli entrare nel mondo del lavoro con delle competenze tecniche specialistiche.

Anche il rapporto scuola-lavoro, che doveva rappresentare un’innovazione forte nel nostro sistema formativo, è gestito molto male. Oggi gli studenti in stage in gran parte lavorano per aziende che anziché partecipare alla loro formazione li sfruttano senza ritegno per compiti che hanno molto poco di formativo. Su questo noi possiamo agire con un’azione che sia innanzitutto di denuncia, per difendere chi, ancora all’interno del sistema formativo, viene mandato a preparare i caffè – peraltro gratis- in un’azienda che invece dovrebbe contribuire alla sua formazione. Il tema di uno statuto nazionale degli studenti in stage, non è più rimandabile.

La scuola superiore non deve essere concepita come strumento di selezione, ma come uno spazio in cui i ragazzi possano formarsi su tutte le discipline, con l’aiuto di una classe docente che non li tratti come utenti di un servizio, ma che li aiuti a trovare e realizzare i propri ambiti di interesse. Per attuare questo ambizioso obiettivo, che retoricamente può essere espresso con facilità, occorre un ripensamento globale della didattica nelle scuole superiori, che parta dalla realizzazione piena dell’autonomia scolastica, cercando di farla vivere non solo con i progetti extracurriculari, di utilità relativa, ma rafforzandola con un meccanismo che sia davvero flessibile per gli studenti, che esca fuori dalla rigidità centralista per cercare di andare incontro quanto più possibile alle capacità e agli interessi di ogni studente.

C’è molto da cambiare, ma per farlo occorre chiarirci le idee, occorre riflettere su come debba essere la scuola di domani, vista da sinistra, facendo sentire gli studenti realmente parte di una comunità, realizzando una scuola che includa tutti non sul modello del 6 politico, ma con l’elasticità necessaria per andare incontro alle difficoltà, come alle qualità, di ogni singolo studente.

La scuola che vogliamo è culturalmente distante dalla visione di destra, che considera la scuola come luogo in cui ci si misura, in cui i ragazzi immigrati, anche quelli nati in Italia, ma con la pelle di un altro colore, debbano essere messi in classi separate.

Noi crediamo in un’inclusione vera, non fondata sul buonismo spicciolo, ma fondata in coerenza con il principio di una scuola pubblica per tutti, che dia l’opportunità ai ragazzi stranieri di integrarsi a pieno nel sistema formativo, che gli consenta di avere gli stessi strumenti di chi parte da una condizione economicamente e culturalmente migliore; solo così si può sconfiggere la stupida ed imperante eterna paura dello straniero, del diverso.

2 - Ai nostri posti!

(Rappresentanza, Edilizia scolastica, Orientamento)

Un’associazione forte non può essere concepita come un think-tank con struttura e presenza astratte, dobbiamo vivere innanzitutto nelle scuole, recuperare una dimensione di associazione di istituto che non sia solo un collettivo che organizza le manifestazioni, ma una associazione che deve essere vicina agli studenti nella quotidianità.
Dovremo lavorare sulla qualità della nostra presenza negli istituti, con un lavoro che sia tangibile e spendibile, vicino ai bisogni degli studenti. Lo possiamo fare partendo dalla rappresentanza. Proprio in un momento in cui la si vuole distruggere insieme al ruolo stesso degli studenti nella comunità scolastica, attraverso il disegno di legge Aprea, dobbiamo dimostrare che siamo capaci di sfruttare al meglio i nostri spazi per poterne rivendicare di nuovi.
Il lavoro sulla rappresentanza deve partire dal mettere in rete le tante esperienze positive che ci sono sui territori, creando luoghi in cui condividerle e in cui pensarne di nuove; mettendo in campo un lavoro complessivo. 
L’obiettivo deve essere presentare, l’anno prossimo, in tutte le scuole in cui siamo presenti, rappresentanti che si candidino con programmi che siano vere e proprie piattaforme create e condivise da tutta l’associazione; valorizzare ed incentivare l’utilizzo dei comitati studenteschi che decidono l’utilizzo dei fondi per le attività complementari o integrative previsti dal DPR 567/96 attraverso luoghi di elaborazione e di scambio di idee sui progetti che proprio grazie a quei fondi si possono realizzare; portare nelle Consulte Provinciali, nel Consiglio Nazionale dei Presidenti di consulta, nel forum delle associazioni del Ministero dell’Istruzione, quella elaborazione sui programmi e sulla progettualità che ci consentirà di essere in quegli spazi con una forza politica maggiore di chi, specie a destra, li utilizza solo per piantare una bandierina in un’ottica di risiko politicheggiante, in cui le minoranze associative studentesche, più o meno organizzate, più o meno presenti e riconosciute sul territorio, fanno finta di contarsi. 
La rappresentanza deve essere la via maestra con cui fare arrivare la nostra voce agli studenti, perché valorizzare il ruolo degli studenti nella comunità scolastica passa necessariamente dal saper sfruttare gli spazi che ci sono istituzionalmente riconosciuti. Per questo dobbiamo riprendere alcuni validi strumenti che hanno fatto la storia delle associazioni studentesche, quali ad esempio le “guide” per gli studenti delle scuole superiori, utili per combattere l’idea di una comunità studentesca passiva nelle scuole attraverso una vera informazione sui diritti e i doveri degli studenti.

Non vogliamo che nelle scuole gli studenti stiano solo dietro i banchi a prendere appunti e a seguire le lezioni, non vogliamo essere soggetti passivi, vogliamo partecipare, nei nostri spazi, al processo formativo, che dovrebbe avere come obiettivo non solo l’insegnamento di conoscenze e competenze, ma anche stimolare una crescita di coscienze critiche ed educare alla cittadinanza non con un’ora di educazione civica alla settimana, ma attraverso la partecipazione alla vita della comunità scolastica.

Proprio attraverso la partecipazione puntiamo a innescare un meccanismo che porti gli studenti a sentirsi parte di una comunità che devono essi stessi proteggere e a cui devono sentirsi legati.

Pensiamo al tema dell’edilizia scolastica; uno dei punti dolenti del nostro sistema, che viene alla luce solo quando succedono gli incidenti gravi, quando un ragazzo muore proprio nel luogo in cui dovrebbe essere più al sicuro, ma che è un problema strutturale che gli studenti vivono sulla loro pelle nella quotidianità.

I fondi per l’edilizia, sono di competenza provinciale. Ci sono realtà in cui una classe politica responsabile, seppure con una graduale diminuzione dei fondi stanziati dal governo nazionale – nonostante i recenti tragici fatti di cronaca – perpetrata negli ultimi anni, fanno investimenti di lungo periodo, costruendo edifici nuovi, ristrutturando scuole di proprietà dello stato; ma c’è anche una grande parte di province in cui si sperpera una quantità enorme di denaro pubblico per sostenere le spese di affitto, di ristrutturazione, di strutture scolastiche in mano a privati – spesso scelti peraltro con un meccanismo molto poco trasparente- che non rappresentano una soluzione lungimirante per questo problema.

Anche su questo tema, bisognerà costruire una rete di rappresentanti capace di raccogliere e segnalare i problemi e le esigenze di intervento all’ente istituzionale competente, pensando ad un coinvolgimento attivo ed istituzionalizzato degli studenti nella catena, oggi poco efficiente, degli investimenti delle province sulle strutture scolastiche. Perché il problema degli studenti che non rispettano il luogo in cui studiano, passa anche da quanto questo sia decadente e inospitale. Esattamente come la relazione positiva che ci dev’essere tra studenti e docenti deve basarsi sul concetto di reciproco rispetto, e non di subordinazione.

Il rapporto docente-studente non può, nel terzo millennio, essere un rapporto che si regge solo sul principio dell’autorità.

Il ministero, annunciando in uno stile che ricorda la battaglia del grano, che è ritornata la scuola del rigore, vuole cancellare tutti i piccoli passi in avanti che su questo tema il centro-sinistra aveva fatto, introducendo i concetti di autovalutazione degli studenti, di griglie che misurassero le conoscenze e le competenze tenendo conto anche dell’interesse dello studente, della partecipazione, delle attività extrascolastiche. Oggi noi dobbiamo riprendere quella strada, alzando il tiro; pensando a quanto non sia normale che nel nostro paese non ci sia un vero sistema di valutazione dei professori, dei corsi di aggiornamento che sostengono che sono ben lontani dal concetto di formazione permanente che bisognerebbe introdurre in Italia, non solo per i professori.

L’autonomia scolastica può essere veramente il volano del cambiamento della scuola pubblica, ma per come è tradotta oggi punta solo a rafforzare il potere, per certi versi illegittimo, dei dirigenti scolastici.

L’interpretazione malata dell’autonomia scolastica ha portato ad un sistema in cui le scuole sono incentivate a farsi concorrenza tra loro cercando di accaparrarsi quanti più studenti possibile, anche con vere e proprie campagne di marketing, che ne pubblicizzano i numerosi indirizzi tra cui scegliere, in brochure che vengono distribuite nelle scuole medie.

Noi pensiamo che il tema dell’orientamento sa centrale, alla fine di ogni ciclo di studi. Pensiamo cioè che ci debba essere una informazione non concorrenziale, ma laica, sulla scuola secondaria da scegliere, come sull’università da scegliere; perché è importante che questa scelta venga fatta essendo aiutati, non ingannati, dalle diverse scuole ed università italiane; perché se il metodo rimarrà questo, continueranno ad esserci nel nostro sistema due grandi problemi: resterà alto il numero di studenti che si sentiranno come pesci fuor d’acqua all’interno del proprio corso di studi, e continuerà a crescere la domanda, già altissima, di ragazzi meritevoli, con competenze tecniche specialistiche.

Nella scuola italiana è fondamentalmente rimasta una dannosa “gerarchia” se non formale, sostanziale, tra gli indirizzi di scuola superiore. E’ statisticamente provato che gli studenti che escono dalle medie con buoni voti, in gran misura scelgono un liceo, mentre quelli che escono con una preparazione peggiore, si indirizzano verso i tecnici o i professionali, determinando una popolazione scolastica in cui le eccellenze sono concentrate negli indirizzi umanistico-scientifici, facendo automaticamente diventare i tecnici e i professionali scuole di second’ordine, mentre invece dovrebbero essere le scuole in cui si incontrano il Sapere ed il Saper-fare, le scuole da cui oggi dovrebbero uscire ragazzi con competenze la cui domanda, all’interno delle aziende, continua a crescere.

Che la destra sia, anche su questo tema, sulla strada sbagliata, è confermato dal fatto che il Ministro Gelmini nel riordino della didattica conseguente ai tagli da lei perpetrati, ha tagliato in quelle scuole le ore ed i finanziamenti per i laboratori, che sostanzialmente sono le materie caratterizzanti di quegli indirizzi.

Dobbiamo misurarci con la sfida di partire da questi punti per intavolare una discussione complessiva sulla nostra idea di scuola, per portarla in tutti i luoghi della politica in cui vorremo stare: piazze, tavoli, iniziative; perché le idee che produrremo dovranno essere la vera forza caratterizzante di questo soggetto.

Un soggetto nuovo: la situazione è grave, ma non è seria…

Oggi nasce un nuovo progetto nel panorama delle associazioni studentesche.

La Federazione degli Studenti si propone di lavorare con un approccio non strutturalista, ma libero, verso la politica.

La fase costituente che oggi apriamo ci vedrà discutere non solo di scuola e di politica, ma anche del modo, degli strumenti con cui ci affacciamo a questi mondi, che oggi sono troppo distanti tra loro, che oggi dovremo provare ad avvicinare senza tirarli tanto da spezzare il sottile filo che li lega, senza avere l’obiettivo di fare quante più tessere possibile ma pensando alle idee con cui ci presentiamo.

Dovremo essere un soggetto con una forte autonomia politica, ma tutt’altro che isolazionista; cercare condivisione con tutti gli interlocutori che abbiamo, partendo dalle altre associazioni studentesche, considerando, anche in chiave di una unità vera della battaglia dei lavoratori della conoscenza, essenziale un rapporto politico forte e stabile con la CGIL, che in questi ultimi anni ha dimostrato di essere l’unico vero sindacato che ha tenuto dritta la barra sull’opposizione che nei luoghi di lavoro, non solo le scuole, andava fatta contro un governo che non vedeva e che ora considera superata una crisi per la quale un numero enorme di lavoratori è finito in cassa integrazione, e che ha pensato di sconfiggerla non -come quasi tutto il resto del mondo- con nuovi investimenti- ma continuando a tagliare.

Questa fase costituente dovrà vivere a livello nazionale ma soprattutto nei territori, che si dovranno strutturare nei prossimi mesi, non senza una certa autonomia che vada incontro alle esigenze ed alle peculiarità territoriali, nella scelta degli interlocutori politici con cui lavorare e relazionarsi sul territorio.

In questi primi mesi sarà necessario avviare, come priorità, una strutturazione territoriale del nostro soggetto, che ci consenta di attivare una assemblea nazionale che dev’essere il luogo in cui concentrare la discussione sulle nostre priorità politiche, ma anche sulle forme, gli organismi, gli strumenti di cui dovremo dotarci per riuscire al meglio ad essere una associazione che sia al contempo forte e strutturata, ma anche poco pesante e a misura di studente.

Molti di noi hanno fatto altre esperienze di questo genere: associazioni studentesche sindacali che erano troppo autoreferenziali e burocratiche per poter mettere in campo quella voglia di libera partecipazione che è il migliore strumento per gli studenti delle scuole superiori che vogliono impegnarsi; oppure il tentativo di creare partecipazione nelle scuole direttamente attraverso l’organizzazione giovanile, che incontra il problema di dover chiedere agli studenti di 15 anni di scegliere non una parte, ma un partito politico in cui militare.

Entrambi gli strumenti hanno lo stesso grande limite: coinvolgono solo una parte di studenti, quelli partiticizzati o quelli che sono così politicizzati da volere strutture pesantissime. Oggi nelle scuole c’è una maggioranza silenziosa e indifferente di studenti che possiamo coinvolgere se non abbiamo la pretesa di creare partecipazione, né attraverso un progetto direttamente partitico, né con associazioni dalla struttura elefantiaca, che a volte hanno la pretesa di attrarre gli studenti parlando di pratiche organizzative senza fermarsi per riflettere su un disegno complessivo di fondo, senza volare alto.

Apriamo questa fase costituente perché avvertiamo la necessità di un nuovo spazio che sia di elaborazione e di movimento, in cui gli studenti possano mettere in rete le loro esperienze e proposte, sulla politica ma anche sulla progettualità e sull’assistenza verso gli altri studenti.

In questi mesi dovremo lavorare ad un nuovo, forte soggetto che possa riportare i contenuti nel dibattito sulla scuola, capace di rispondere sia attraverso la piazza che attraverso la discussione, ma soprattutto capace di parlarsi, attraverso luoghi di partecipazione aperti ed orizzontali, e di parlare alla nostra generazione con il suo linguaggio e senza farlo dall’alto in basso.

Un soggetto che deve essere lo strumento in mano ad una generazione condannata da un sistema scolastico arretrato e povero, che gli aprirà le porte di una università anch’essa povera e molto iniqua e verso un mondo del lavoro che è privo di tutele per i giovani, in cui regna incontrastato il precariato.

Una generazione che vuole e deve prendere i suoi spazi, che può farlo se è capace di fare esplodere le contraddizioni di un sistema formativo e di welfare che conserva i privilegi di pochi attraverso i baronati o veri e propri microsistemi corporativi, a discapito del diritto di molti; di quei molti che sono idonei alle borse di studio ma non ce l’hanno, di quei molti che non possono pagare le ripetizioni di matematica se la scuola non può permettersi un corso di recupero, di quei molti che rimangono fuori dalle facoltà a numero chiuso, di quei molti che sentono il peso del costo dei libri di testo, dell’abbonamento ai mezzi pubblici – o peggio compagnie private – che usano per andare a scuola, di quei molti che magari oggi stanno in silenzio, perché pensano che sia inutile o perché si sentono strumentalizzati. Di quei molti a cui ci rivolgiamo spesso, ma a cui dobbiamo smettere di rivolgerci solo idealmente, cominciando a dar loro davvero la voce, affinché la nostra battaglia non sia solo quella degli studenti politicizzati ed informati, ma sia quella di una generazione che vuole farsi largo. Attraverso una vera partecipazione politica.

altre info su www.fds-siena.blogspot.com

24 gennaio 2010

GENERAZIONE DEMOCRATICA, APPROVATO IL NUOVO PIANO DI LAVORO

Approvato durante una partecipata riunione della segreteria provinciale allargata ai Segretari comunali il piano di lavoro dei Giovani democratici senesi per i prossimi mesi che porteranno all’importante appuntamento delle elezioni regionali.

Visto il successo della maratona letteraria “Radio Gomorra”, svolta in collaborazione con Sangiradio nella primavera 2009, è stato deciso di riproporre il format della maratona letteraria, che quest’anno avrà come oggetto la lettura di articoli della Costituzione e di lettere di deportati durante la seconda guerra mondiale.

L’iniziativa prevederà 36 collegamenti dai comuni della Provincia oltre ad altri  collegamenti in diretta da altre realtà che hanno sostenuto il progetto.

Durante la riunione di ieri è stato anche approvato il percorso della campagna elettorale, che vedrà protagonisti i giovani democratici nel mese di marzo con iniziative in ogni angolo del territorio sui temi che hanno già caratterizzato la candidatura di Francesco Frizzi al consiglio regionale sui temi della laicità, delle politiche giovanili, del lavoro e della cultura.

Durante l’incontro è stato lanciato il tesseramento per il 2010 all’associazione, che è il primo tesseramento “ufficiale”, ovvero riconosciuto dal Pd e che concede agli aderenti della giovanile gli stessi diritti degli aderenti al PD.

19 gennaio 2010

Il documento politico approvato al Congresso cittadino di Siena di GD

L’organizzazione giovanile del Partito Democratico, Generazione Democratica, ha tra le sue finalità quella di aggregazione sociale, formazione politica e promozione dei temi sensibili riguardanti le politiche giovanili (ad es. scuola, università, lavoro, politiche sociali e cultura). Leggi tutto

18 gennaio 2010

La relazione di Giuseppe Bonura all’assemblea comunale di Generazione democratica di Siena

Buon pomeriggio a tutti. Ringrazio i presenti che hanno inteso partecipare oggi a quest’Assemblea fondativa del circolo comunale senese di Generazione Democratica. Oggi prendo la parola per ribadire la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di Segretario Comunale della giovanile senese. Leggi tutto