PD Siena

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di generazione democratica

6 agosto 2011

Alla Festa nazionale Ecodem Cenni e Epifani illustrano le nuove professioni “verdi”

Nel mercato del lavoro in crisi, si fanno largo nuove professioni legate all’economia green. Le opportunità di sviluppo nel settore agricolo, enologico e delle aziende del “green biotech” saranno al centro dell’incontro in programma domani, domenica 7 agosto alle ore 21 nell’ambito della Festa nazionale Ecodem in corso a San Gimignano. L’iniziativa, dal titolo “Professioni verdi. Nuovi lavori, nuova economia”, sarà coordinata da Massimo Pintus, direttore Ecodem e vedrà la presenza di Susanna Cenni, deputato Pd; Andrea Di Stefano, direttore generale Novamont; Laura Puppato, presidente Forum ambiente Pd e Guglielmo Epifani, ex segretario nazionale Cgil. Il programma completo della Festa Ecodem è disponibile sul sito www.sienapartitodemocratico.it

5 agosto 2011

FESTA IN FORTEZZA!

Parte alla grande il programma degli spettacoli dell’edizione 2011 della Festa provinciale del Partito democratico. Martedì 9 agosto alle ore 21.30 sul palco centrale saliranno i Buena Vista Social Club, la band riscoperta e promossa da Ry Cooder, forse il migliore interprete e …. evoluzionista …..della musica blues che nel 1996, durante una visita a Cuba, rimanendo incantato dai suoni e ritmi del luogo, decide di produrre un disco con alcuni musicisti ormai quasi novantenni sotto la guida di Compay Segundo. Al notevole successo del disco segue la realizzazione di un film per la regia di Wim Wenders, dall’omonimo titolo “Buena vista social club”, che poi altro non è che la denominazione di un locale da ballo degli anni “50 a La Habana a Cuba. Tutti i concerti in programma alla Festa del Pd di Siena sono gratuiti Seguici su Face Book FUN PAGE CON EVENTI -> http://www.facebook.com/pa​ges/Festa-Democratica-Sien​a-2011/260268763998974?sk=​wall

4 agosto 2011

CASAGGI’ COMMEMORA I FRANCHI TIRATORI A FIRENZE Giovani Democratici Toscana: “Un brutto sketch di un film surrealista”

“La commemorazione dei “franchi tiratori caduti per l’onore della patria” pare un brutto sketch di un film surrealista. I giovani neofascisti di Casaggì hanno superato il limite questa volta. Chiediamo che tutti gli eletti del PDL che hanno a che fare con Casaggì prendano le distanze pubblicamente e con chiarezza da questa squallida manifestazione, che nessuno si nasconda dietro l’alibi della partecipazione a titolo personale e che invece siano presenti alle celebrazioni ufficiali della Liberazione”. Così Andrea Giorgio, segretario dei Giovani Democratici della Toscana, dopo l‘annuncio di Casaggi’ che l’11 agosto sara’ al sacrario della Rsi del cimitero di Trespiano per commemorare i franchi tiratori.


“Siamo sbigottiti davanti all’ennesimo tentativo di riabilitare i repubblichini. Ancora una volta provano a nascondere l’operazione dietro ad una presunta pacificazione nazionale – dice Giorgio -. L’11 Agosto si celebra la liberazione di Firenze, dopo giornate di lunghe battaglie in cui dai tetti della città i “franchi tiratori” sparavano ai civili inermi.  Di questo si sta parlando. E non c’è memoria condivisa o pacificazione nazionale che tenga. I morti sono morti e nessuno andrà a disturbarli, ma dobbiamo tenere la barra dritta: non possiamo nascondere che lì qualcuno lottava dalla parte della democrazia, per liberare un paese, mentre gli altri sparavano per tenerlo sotto il giogo di una dittatura terribile e sanguinaria. Noi sappiamo bene con chi stare, la Resistenza e la Liberazione sono le basi da cui è nata la nostra Repubblica e le fonti della sua democrazia”.


“La Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del PDL, promuove da tempo iniziative assieme a questi neofascisti, arrivando anche a firmare le celtiche sui muri assieme a loro. E’ indecoroso che un partito di governo abbia rapporti con gente del genere da cui tutti devono prendere le distanze” sottolineano i Giovani Democratici.


“Chiediamo infine che il comune di Firenze faccia adesso la sua parte per rimuovere dai muri della città i manifesti di Casaggì e prenda le sanzioni amministrative del caso” conclude Andrea Giorgio.

3 agosto 2011

‘Walter VELTRONI a San Gimignano’

Mercoledì 3 agosto, presso festa Nazionale Ecodem a San Gimignano (loc. Santa Chiara)
ore 21

“La rivoluzione ecologica.
Bellezza, cultura, ambiente: le città desiderabili”

FRANCO CECCUZZI, sindaco di Siena

ROBERTO DELLA SETA, senatore PD

WALTER VELTRONI

3 agosto 2011

‘Tra indifferenza e tolleranza. La tragedia del caporalato a 55 anni da Marcinelle.’, da Gd Toscana

Domenica i campi si sono svuotati. I “capi neri”, i caporali, ieri non hanno portato nessuno di loro nei campi. Non s’è fatta la sfialata quotidiana per il lavoro, chi va e chi non va.
Non s’è pagata la tassa per essere portati nei campi. Erano deserti, solo i pomodori a marcire sulle piante.
Il giorno prima a Nardò (LE) alla masseria Boncuri gli immigrati raccoglitori di angurie e pomodori hanno per la prima volta convocato un’assemblea autogestita.
Chiedono dignità, rispetto, un minino di condizioni igieniche e sanitarie nei locali dove dormono, quelle tende o le vecchie masserie abbandonate e pericolanti. Senza acqua calda, nè luce.
Chiedono il rispetto del tariffario provinciale per l’agricoltura, 5,98 euro per ora lavorata. Ora ne predono 3,5.
Sabato è morto un ragazzo  tunisino di 34 anni, anche lui sottopagato e sfruttato, raccoglieva pomodori. Ed ogni anno ne muoiono a decine, le famiglie li lasciano partire sapendo che potrebbero non tornare. Cadono nei pozzi, spariscono, spesso son quelli che si ribellano a fare questa fine. Ma tanti dopo di loro li sostituiranno.
Sono circa 550mila i lavoratori sottoposti al caporalato nelle campagne, e 150mila nel campo dell’edilizia.
Questi braccianti agricoli da ieri hanno deciso di farsi sentire. E noi non possiamo non stare dalla loro parte.
L’8 agosto sarà l’anniversario della tragedia di Marcinelle. Era il 1956 in Belgio, morirono 136 lavoratori italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 5 francesi, 3 ungheresi, un inglese, un olandese, un russo e un ucraino. 13 furono i superstiti.
Quelle morti e i quasi 500 operai italiani che tra il 1946 e il 1955 trovarono la morte nelle miniere belghe, furono il risultato di un accordo tra lo Stato italiano e quello belga, che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiano nelle miniere di carbone del Belgio. In condizioni terribili.
All’arrivo a Bruxelles venivano smistati nelle miniere del Paese, poi venivano accompagnati nelle “cantines”, le baracche che, gelide d’inverno e bollenti d’estate, avevano ospitato anni prima i prigionieri di guerra.
Il ricordo di quella tragedia, come le tante di quando gli italiani migravano in cerca di fortuna, sembrano oggi perdersi nell’indifferenza della cittadinanza e delle istituzioni, di chi ogni giorno percorre la statale senza curarsi di quei gruppi di ragazzi chini sui pomodori. O di chi nelle masserie va a comprare i pomodori per le conserve, senza contare che quei pomodori sono sporchi di barbarie e di sfruttamento. O semplicemente di chi vuole che costino poco e basta.
E quindi tollera illegalità e sfruttamento.

2 agosto 2011

Iniziativa con Gd San Gimignano alla FESTA NAZIONALE ECODEM

Giovedì 4 agosto, presso festa Nazionale Ecodem a San Gimignano (loc. Santa Chiara)
ore 21

“Vento a favore.
La politica italiana e le sfide ambientali”

Edo Ronchi, presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile
Piero Colucci, presidente Fise Assoambiente
Silvia Zamboni , vicepresidente Ecodem
Sergio Kuzmanovic, segretario GD San Gimignano

coordina Luigi Bellassai, esecutivo nazionale Ecodem

1 agosto 2011

Gd San Gimignano in FESTA, fino al 21 agosto musica ed intrattenimento!

Presso la feste del PD di santa chiara prenderà il via l’ormai abitudinario appuntamento con lo spazio dei Giovani Democratici: all’interno dello spazio troverete serate di Musica, il consueto appuntamento con il Rock Kontest, panininoteca..

1 agosto 2011

‘E la casa smise di essere un diritto’, di Giuseppe Bonura

Dopo i tagli al diritto allo studio, l’aumento delle accise sulla benzina, i tagli sulla scuola e l’università, ancora una volta sono i più bisognosi a pagare. Nella manovra finanziaria aprovata da poco, è chiaro l’intendo del governo: trincerarsi dietro le necessità del risanamento per non toccare in nessun modo le disuguaglianze nel paese, affossando definitivamente ogni strumento di welfare. Lo abbiamo visto sin da subito, con le proiezioni al 2014 degli effetti della manovra: i ceti medi e bassi pagheranno più di tutti, c’è da far cassa e, come al solito, pagano loro. Mentre i ricchi ridono. I tagli lineari sulle detrazioni colpiscono tutte le voci, così, anche la casa, da diritto rischia di traformarsi in privilegio. Tra i vari provvedimenti è infatti previsto il taglio delle agevolazioni per gli inquilini e per i proprietari della prima casa, tagli che riguarderanno i redditi inferiori ai 31mila euro. Forse ancora più gravi sono gli effetti della manovra sulle detrazioni per i fuorisede, sia lavoratori che studenti, e quelli per i proprietari di immobili che hanno adottato un canone concordato, con il rischio reale di un aumento degli affitti e dei costi da sostenere per chi lavora o studia lontano da casa. Sono state previsti tagli anche sulle detrazioni sugli interessi dei mutui accesi per l’acquisto delle prima casa. Da segnalare infine anche il taglio previsto al fondo nazionale per il sostegno al canone mensile per i cittadini che non abbiano le possibilità di regolare l’affitto autonomamente. Il Fondo nel 2012 sarà ridotto a 14 milioni di euro. Una cifra del tutto al di sotto delle necessità reali, se si pensa che nel 2000 il Fondo era pari a 360 milioni di euro e nel 2011 era di 100 milioni. Ancora una volta i tagli del governo colpiscono evidentemente le fasce più giovani e quelle più deboli della popolazione. La manovra abbatte in un sol colpo uno dei pilastri fondamentali del welfare del Paese. Nella sola Firenze, ad esempio, adesso 1.200 famiglie corrono il rischio di perdere quel piccolo contributo (in media poco più di 1300 euro e calcolato in base al reddito) che però per anni le ha aiutate ad avere un tetto sopra la testa. La manovra del Governo vanifica gli sforzi fatti dalle regioni e dagli enti locali, distruggendo il welfare ed i diritti nel nostro paese nascondendosi dietro presunte esigenze di bilancio. La realtà è diversa, le esigenze economiche, che esistono forti e stringenti, imporrebbero una redistribuzione forte di risorse per rilanciare i consumi e la crescita, non l’ennessima tegola su chi già fatica ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo bisogno di invertire questa tendenza: risanamento e redistribuzione non sono in antitesi: i soldi ci sono, sono soltanto mal distribuiti se pensiamo che l’10% delle famiglie più ricche detiene il 46% della ricchezza del nostro paese, mentre il 50% delle famiglie più povere non arriva al 10%. Abbiamo bisogno di mettere mano a queste disuguaglianze, con una tassa sulla ricchezza ad esempio, come ha già proposto l’economista francese Jacques Attali, ripreso da Nicola Cacace sulle colonne dell’Unità. L’Italia infatti è l’unico Paese europeo a non avere una imposta sui patrimoni. Se a questo 10% di famiglie ricche si applicasse una tassa dell’1% si raccoglierebbero 36,8 miliardi di euro. Metà della manovra finanziaria approvata al governo. Una manovra iniqua ed ingiusta che non da nessuna risposta all’enorme questione sociale che ormai dilaga nel nostro paese.

29 luglio 2011

‘Se la democrazia diventa un costo’, di Andrea Giorgio

Auto blu, stipendi il doppio della media europea, vitalizi, pensioni dorate, privilegi vari ed eventuali.

In questi giorni c’è chi scrive a Bersani, chi scrive ai giornali, vendicatori mascherati (politici trombati?) sui social network e grilli-ni parlanti nelle piazza, incitano alla rivolta.

Non ci sono distinzioni, è tutto marcio, tutto brutto.

La politica diventa il nemico, il popolo non più e non solo contro la casta.

Rischiamo qui che l’idea stessa di politica muoia assieme ai suoi odiosi privilegi, trascinando con sé la genuinità dell’impegno di migliaia di persone, la passione delle nuove generazioni, degli amministratori locali, lasciando il campo al populismo e alla demagogia.

Credo che questa debba essere la nostra preoccupazione primaria. Anche Napolitano l’ha accennato oggi.

La politica è l’arte del governo delle cose degli uomini, in greco delle città. E governare vuol dire risolvere i problemi, scegliere, costruire presente e futuro di una società.

Il problema vero è che in questo paese, da troppo tempo, non è niente di tutto ciò.

Ci troviamo davanti ai problemi di sempre, mentre la società è più povera e le disuguaglianze più forti, gli amici di amici, le cricche, gli inquisiti e i colpevoli, prosperano parassiti di un sistema che governa solo i propri affari. Sacrifici per i più, privilegi per gli eletti.

Non è più tollerabile, ma per cambiare le cose la Politica serve. Non se ne può fare a meno.

Per questo dobbiamo stare attenti, anche la democrazia rischia di diventare un costo. La destra non ha che da guadagnarne.

La delegittimazione della democrazia assieme ai suoi strumenti apre lo spazio (ancora!) a capi benestanti e lobby. Una storia già vista.

L’alternativa a tutto questo siamo noi, ma per essere ascoltati dobbiamo dimostrare con forza la nostra credibilità.

Abbiamo bisogno di farlo per non rischiare che una sordità alla politica, generalizzata e forte, si diffonda, specie tra i più giovani. Quelli che la pensione non la vedranno, e che ad oggi guadagnano in un anno da precario meno che un mese da Parlamentare.

Dobbiamo esser da esempio nei fatti, portando nei territori dove governiamo la nostra idea di una politica sobria e concreta che risolve i problemi, rifiuta privilegi e con forza li elimina.

Partendo dall’eliminazione dei vitalizi dei consiglieri regionali, lavorando sulla massima trasparenza delle nomine, costruendo un chiaro ed accessibile anagrafe degli eletti, pubblicizzando spese e bilanci delle amministrazioni, presenze ed assenze nei consigli ai vari livelli, insomma cercando di sgombrare il tavolo da quelle troppe cose che oggi allontanano il cittadino.

Così saremo forti e credibili, riusciremo a smontare la forza del qualunquismo ed a far emergere quanto di buono la politica può fare mostrando quanto già fa dove il centrosinistra governa.

Dobbiamo lavorare perchè la politica possa essere immaginata come un investimento invece che come un costo.

Un investimento sul futuro, come il diritto allo studio o la scuola, come le strade ed i treni.

Costruendo una politica che sia fruttuosa per un Paese, non per una casta.

27 luglio 2011

‘Utoya: il ricordo dei Giovani Laburisti nella nostra politica’, di Fausto Raciti

di Fausto Raciti, Segretario Nazionale dei Giovani Democratici

l’Unità, martedì 26 Luglio 2011

Veltroni ha ragione Il loro ricordo Nella nostra politica

L’invito alla solidarietà dopo la strage di Utoya, lanciato ieri da Walter Veltroni su L’Unità, merita una risposta attenta. Ridurre questa tragedia alla semplice opera di uno squilibrato rischia infatti di essere riduttivo. La cultura classica ci insegna come spesso i folli interpretino in maniera estrema un modo di sentire piú diffuso: è esattamente quanto accaduto ad Utoya, dove militanti dei Giovani laburisti sono stati massacrati a freddo da un estremista della destra norvegese che ha scelto con cura le proprie vittime e che con attenzione ha pianificato un’autentica carneficina. Anders Breivik, l’autore della strage, ha scatenato la prorpia furia contro le idee che quei ragazzi rappresentavano, contro il volto bello dell’Europa, quello che ha a cuore la lotta alle diseguaglianze e l’integrazione, nemico delle chiusure nazionaliste e degli egoismi che la destra scandinava cavalca. In uno dei suoi deliranti testi Breivik scrive che un uomo con un credo è più forte di centomila uomini mossi da interessi: non è stato forse sempre il tentativo di imporre un “credo” la radice della violenza terroristica che in Italia abbiamo così dolorosamente conosciuto? E allora ha ragione Veltroni, proprio dalla politica deve venire una risposta ed un segnale di consapevolezza di quello che sta avvenendo nel cuore delle società europee. Solo la politica può creare argini che contengano la violenza. Proprio per questo oggi 120 ragazzi dei Giovani democratici si sono messi in viaggio per l’Austria, dove inizia il meeting annuale delle organizzazioni giovanili dell’Internazionale Socialista a cui avrebbero dovuto essere presenti anche alcuni dei ragazzi che hanno perso la vita nella strage. Li, insieme giovani donne e uomini provenienti da tutto il mondo, commemoreremo i nostri compagni norvegesi. È la nostra occasione per dire, con il linguaggio di una generazione che crede nell’Europa politica e sociale come strumento di rigenerazione delle democrazie, che non solo siamo vicini a quei ragazzi, ma che noi siamo come quei ragazzi. Siamo uniti dalle stesse idee e dalla stessa volontà di mettere la politica al centro delle nostre vite ed al servizio dell’idea di uguaglianza. E i ragazzi dei Giovani laburisti norvegesi li ritroveremo alla nostra festa nazionale di Torino, non solo per ricordare, ma per capire come la nostra generazione può tenera aperta la sfida dell’integrazione, dell’uguaglianza e della democrazia: il modo migliore per onorare la memoria di quei ragazzi innocenti. D’altronde, per dirla con le parole di Franco Fortini, «chi ha compagni non morirà».